Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

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Quando un giorno si potrà parlare male di Quentin Tarantino, tra le più gravi colpe che si potranno attribuirgli ci sarà sicuramente Samuel L. Jackson, la rovina del cinema di intrattenimento del ventunesimo secolo. Per aver azzeccato mezza interpretazione in Pulp Fiction, Jackson è stato lanciato – senza meritarlo – nella serie A, e invece di un’onesta carriera a fare ruoli secondari, ha conquistato uno status di attore di culto. L’emanazione tarantiniana lo rende, chissà perchè, intoccabile o forse semplicemente guadagna poco, non lo so. Allora visto che nessuno lo dice o lo scrive, lo faccio io e vi tolgo dall’imbarazzo. Samuel L. Jackson è una rovina per qualunque film in cui partecipi, con buona pace di Tarantino (e comunque anche in The Hateful Eight a me non è sembrato un valore aggiunto, anzi…).

Senza particolari doti, Samuel L. Jackson ha partecipato alla trilogia prequel di Star Wars (dove non era la cosa peggiore perchè là Lucas s’è impegnato tanto a fare peggio) e ha un ruolo chiave nel Marvel Cinematic Universe (al punto che nei fumetti Nick Fury adesso lo disegnano come lui, e Nick Fury era BIANCO). Un po’ come Morgan Freeman, che rastrella tutti i ruoli di mentore over 70 dai tempi di Le Ali della Libertà, Samuel L. Jackson si è specializzato nel ruolo del cattivo eccentrico e logorroico e ha già fatto pena in The Spirit di Frank Miller (ma anche là, c’erano ben altri problemi), in Kingsmen, secondo me pure in Django e ora in Miss Peregrine di Tim Burton, in cui come sempre sembra solo Samuel L. Jackson che passava di là e voleva far vedere il vestito nuovo, e mai per una volta si vede il personaggio dietro quello sguardo da imbecille.

Tim Burton, reduce da Big Eyes, ma soprattutto da una serie di film di mediocre qualità e poco ispirati (Alice in Wonderland, Dark Shadows) torna a lavorare su un adattamento, terreno per lui storicamente impervio. Il concept della saga di libri di Ransom Riggs, ovvero bambini dotati di strane mutazioni e famiglie disfunzionali, sembra però uscito direttamente dalla fantasia del regista di Batman, quindi c’erano buone speranze che Burton tornasse agli antichi fasti (non c’entra nulla: ora Batman lo fanno fare a Ben Affleck. Quanto mi sento vecchio a ripensare a tempi in cui Batman era roba da Tim Burton). Durante il film ci sono attimi di puro Burton che confermano l’affinità del regista al mondo di Miss Peregrine e dei suoi bambini, ma il problema è proprio questo: che sono solo attimi, fugaci colpi di pennello di un pittore che ha smarrito la sua tavolozza.

Miss Peregrine è un film piacevole, in cui Eva Green finalmente recita in maniera convincente e che ha in Asa Butterfield un ottimo interprete principale, una storia a metà tra Harry Potter e X-Men che tiene abbastanza per tutto il film (nonostante non sia facilissimo seguire la logica dei loop temporali) e che forse ha il suo maggior difetto nel casting dei ruoli secondari, che distraggono invece di dare qualcosa al film: Judy Dench, Chris O’Dowd, Rupert Everett e il già citato Sam Jackson sembrano appiccicati in post produzione per dare lustro all’opera e richiamare media ormai stanchi delle saghe young adult. Manca il tocco Burton, che pure poteva trasformare il film in un nuovo Edward Mani di Forbice. Che sia pigrizia, che sia vecchiaia artistica, che sia la pacificazione con i suoi demoni interiori, Tim Burton ormai è questo: mestiere e qualche lampo di antico splendore dark. Per me Miss Peregrine è la conferma finale che Burton non ha più nulla da dirmi, ma resta un buonissimo film per bambini che non hanno paura del buio.

 

 

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