Kubo e la spada magica

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Premessa: non l’ho visto in italiano e quindi non posso giudicare che l’adattamento del titolo – ovviamente pessimo. Il titolo originle “Kubo and the two strings” allude al momento più importante del film, ma evidentemente è stato ritenuto troppo criptico per i bambini italiani affetti da disturbo d’attenzione, prolungamento dei loro ipad, che ci scassano quotidianamente il cazzo nei ristoranti e nei centri commerciali. Meglio mettere una spada magica qualunque. Immagino che While my Guitar Gently Weeps nei titoli di coda sia stata sostituita dalla sigla dei Pokemon.

I Laika Studios si stanno creando un catalogo di tutto rispetto: finora, non hanno sbagliato un colpo. Dopo Coraline, ParaNorman e Boxtrolls, fanno un ulteriore passo avanti – sotto ogni punto di vista – realizzando uno dei migliori film d’animazione degli ultimi anni. Diretta dall’esordiente Travis Knight (animatore veterano dei Laika Studios promosso a regista*), la storia di Kubo alla ricerca dei magici artefatti (sì, tra cui una spada…) che lo proteggeranno dalla minaccia del nonno, il Re della Luna, che vuole privarlo dell’umanità e portarlo tra gli dei, è un’avventura ambientata in un Oriente ancestrale e magico, che ricorda a tratti le atmosfere di Dragon Ball, ma che attinge anche al disturbante immaginario horror giapponese (l’arrivo delle eteree zie di Kubo è terrificante anche per un adulto)  per creare qualcosa che prima non si era mai visto, qualcosa che valga la pena anche rivedere. La tecnica mista CG e stop-motion, marchio di fabbrica dei Laika, è una scelta stilistica precisa, che ha un peso determinante nella creazione di un universo narrativo credibile e consistente (anche in senso “fisico”).

Kubo and the two strings sintetizza tutto ciò che di buono e audace aveva sinora contraddistinto il lavoro dei Laika Studios: la riflessione sulla famiglia di Coraline, le atmosfere horror di ParaNorman e la compiutezza narrativa di BoxTrolls. Senza perdere mai di vista il proprio pubblico di riferimento (i pre-adolescenti), senza il bisogno di appoggiarsi a riferimenti metacinematografici e senza rifugiarsi nell’umorismo per bilanciare i passi più drammatici (e ce ne sono veramente tanti), Kubo and the Two Strings racconta una storia con la durezza dei fratelli Grimm, ma nasconde un messaggio edificante sull’umanità e i legami profondi che ci accompagnano per la vita.

Da non perdere.

P.S. : in originale c’è un cast di tutto rispetto: Charlize Theron, Rooney Mara, Matthew McConaughey, Ralph Fiennes. Fate voi

*ERRATA CORRIGE: scopro ora che Travis Knight è il figlio del presidente dei Laika Studios, Phil Knight, tra le varie cose co-fondatore della NIKE. Per essere un hobby di famiglia, sta venendo su bene.

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