Star Trek Beyond

startrekbeyondposter

   Verso l’Infinito e oltre!

Secondo una curiosa statistica, i film “dispari” di Star Trek sono sempre qualitativamente inferiori a quelli “pari”. Il nuovo corso inaugurato da J.J. Abrams forse non a caso ha finora evitato di dare un ordine numerico ai titoli dei sequel, ma non per questo è sfuggito alla regola: Star Trek Beyond (numero tre della nuova serie e numero tredici complessivo), è un gradino sotto i suoi due predecessori.

Il cambio al timone si vede e si sente: Justin Lin, famoso (?) per la saga di Fast & Furious abbandona il lens flare per una regia dinamica che si diverte a giocare con gli spazi, la gravità  e la prospettiva. E’ un cambiamento estetico importante, ma non per questo nefasto: è un modo (forse il solo) per portare Star Trek dove nessuno è stato prima e ci regala qualche sensazione inedita, lontana sia dalla goffa staticità della serie sia dallo stile neoclassico di Abrams.

Alla fine di Into Darkness, le celebri note della sigla classica annunciavano l’inizio della missione quinquennale dell’Enterprise anche in questa timeline. I due film di Abrams avevano avuto modo e tempo per esplorare la nascita del rapporto tra Kirk, Spock e gli altri membri dell’equipaggio, potendo contare su libertà creativa, citazionisimo e necessità di ammodernare un concept un po’ ammuffito. Quando inizia Star Trek Beyond, la missione quinquennale è in pieno svolgimento (lo stesso Kirk si lamenta della sua vita “a episodi”, come se fosse in una serie…), i ruoli sono chiari e definiti, le dinamiche cristallizzate e prossime a quelle stabilite dal canone di Star Trek. Resta solo l’avventura. Non che sia poco: l’attacco dello sciame di Krall è  spettacolo puro e la sequenza finale è decisamente emozionante, ma è come se Justin Lin (e Simon Pegg alla scrittura) scegliesse sempre di accelerare  verso la sequenza di azione successiva, sacrificando l’approfondimento dei personaggi e delle loro motivazioni, che non sempre risultano coerenti e convincenti. Se questa è la storia scelta per celebrare i 50 anni del franchise, non credo si sia fatto un grande lavoro.

La sceneggiatura di Simon Pegg non mi ha convinto del tutto: se da un lato la natura “episodica” del film era qualcosa di inevitabile, dall’altro non mi sembra che sia stata sfruttata l’occasione di raccontare un’avventura di peso specifico superiore alla media nella vita dei personaggi: il macguffin dell’arma biologica e le motivazioni di Krall vengono sparate via negli ultimi venti minuti, sempre senza togliere troppo spazio all’azione, rendendo di fatto impossibile un coinvolgimento profondo o la sensazione che ci sia in ballo qualcosa di grosso.

Star Trek Beyond sembra un episodio di una serie: veloce, convoluto, basato su personaggi consolidati che affrontano il minimo sindacale di arco narrativo (anche meno). Chris Pine e Zachary Quinto vanno col pilota automatico, meglio Karl Urban che ha qualche battuta divertente per dare forma a Bones McCoy. Justin Lin lavora benissimo su materiale obiettivamente di scarsa sostanza e nel complesso il risultato è dignitosissimo. Non so bene dove metterei questo terzo (o tredicesimo) in classifica tra i dispari e i pari, ma mi sono divertito e tanto basta. Si può fare di meglio, ma se penso agli altri blockbuster usciti quest’anno, direi che non c’è paragone, salgo sempre sull’Enterprise.

Una menzione speciale per Anton Yelchin, scomparso da poco: anche con poche scene e pochissime battute, il suo Chekov riesce comunque a restare impresso (Zoe Saldana e John Cho stavolta sono praticamente dei cameo, purtroppo Pegg non ha perso l’occasione per mettere se stesso al centro di un po’ troppe scene). Se ne sentirà la mancanza.

Annunci