Room

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Non è facile raccontare Room alle persone che non l’hanno visto. Ancor più difficile è spiegare, dopo aver fatto cenno alla trama, che si tratta di un film che lascia una sensazione positiva, un messaggio edificante. Dopo Frank , a suo modo una perla, ma di fatto poco più che un esercizio di narrativa, Lenny Abrahmson prova a scendere alla radice dell’animo umano e lo fa prendendo la più orribile delle situazioni e mettendoci dentro la più pura delle creature e il più primordiale dei legami umani. Il risultato è, senza mezzi termini, un grandissimo film: originale, coraggioso, potente.

Ok, trama. Joy (Brie Larson) e suo figlio Jack (Jacob Tremblay) vivono in una stanza chiusa a chiave: Joy è stata rapita sette anni prima da un uomo che ne abusa sessualmente e Jack è il frutto della violenza. Incapace di scappare, Joy ha cresciuto Jack facendogli credere che la stanza è tutto ciò che esiste, unico modo per proteggerlo, almeno in parte,  dalla miseria in cui si trovano. Un giorno, Joy trova il modo di far scappare Jack, e provare a salvare almeno lui.

Ecco. Difficile pensare a qualcosa di più deprimente, per passare la serata sul divano. Ho scritto divano? Volevo dire cinema, marescia’, mi sono sbagliato.

Su questa premessa, da questo buio così profondo, Abrahmson riesce a tirar fuori la luce di una storia che prende pieghe inaspettate, che ribalta i rapporti tra i protagonisti, che scava nella dinamica madre – figlio e individuo – mondo. Room non è un thriller nè uno di quei film che indulge nel racconto dello squallore umano: al contrario, è una storia che vuole prendere sempre più respiro e spazio (di pari passo con quel che accade nel film), allargando l’orizzonte dei propri significati. Ci sono tanti livelli di lettura possibili che si sovrappongono, offrendosi alla sensibilità di guarda il film. C’è anche una storia emozionante e commovente dall’inizio alla fine.

Brie Larson è stata premiata con un Oscar per la sua performance, ma Room poggia quasi per intero su Jacob Tremblay, ultimo bimbo d’oro di Hollywood. La complessità del suo ruolo è tale che si fa fatica a capire come sia riuscito ad essere così credibile. Mentre Joy affronta razionalmente le avversità e rischia sempre di esserne sopraffatta, Jack – che non ha i mezzi razionali per comprenderle, ma certamente le sente a livello emotivo – appare come una forza della natura, una centrifuga in grado di trasformare il male in bene.

Sto sviluppando una certa idiosincrasia per i film drammatici, ma Room lo è solo in apparenza, non fatevi demoralizzare dalle premesse:  è uno dei migliori film degli ultimi tempi.

 

 

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