Anomalisa

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Anomalisa è il secondo film di Charlie Kaufman, sei anni dopo Synecdoche, New York. Charlie Kaufman è lo sceneggiatore di Essere John Malkovich e Eternal Sunshine of The Spotless Mind, quindi dovreste sapere quello che vi aspetta: un viaggio difficile e senza luce nei meandri della psiche umana, un’altra analisi della miseria dalla quale non sembra esserci uscita in questa vita. Girato in stop-motion e prodotto grazie a Kickstarter, Anomalisa è un piccolo miracolo che fa di ogni proprio limite produttivo una qualità imprescindibile.

Le difficoltà associate a raccontare con l’animazione una storia di questo tipo  sono enormi, ma dopo aver visto il film, non si hanno dubbi che questo è l’unico modo per rendere in maniera così efficace il dramma di Michael Stone (David Thewlis). Ogni elemento del film concorre a un’atmosfera disturbante che impedisce allo spettatore di essere a suo agio: le proporzioni dei corpi e quelle linee di separazione sui volti, le luci, gli ambienti soffocanti e una realistica e prolungata scena di sesso tra pupazzi trasferiscono l’angoscia di Michael Stone dall’altra parte dello schermo, senza alcun filtro. Lentamente, ci si rende conto che ogni personaggio ha la stessa faccia e la stessa voce (Tom Noonan) perchè Michael non è più in grado di distinguere nulla, fino a che non incontra Lisa (Jennifer Jason Leigh), ospite nello stesso albergo per assistere alla conferenza che Michael deve tenere. Lisa non è particolarmente brillante, interessante o bella, ma è l’unica “altra persona nel mondo”, o almeno così pensa Michael quando sente la sua voce nel corridoio dell’albergo. Se sperate in un lieto fine, ricordate che è un’opera scritta da Charlie Kaufman.

A un ritmo volutamente snervante, il film procede verso una conclusione che non è altro che una dimostrazione del teorema iniziale:  siamo tutti marionette uguali fra loro, appiattite da un sistema basato sul consumo e sulla ricchezza, che ha distrutto l’unicità dei rapporti umani, il valore della diversità e dell’incontro. Persino i luoghi in cui passiamo il tempo non hanno senso (come sa chi viaggia spesso per lavoro) e sono tutti tristemente uguali tra loro. Non è casuale nemmeno il contesto della conferenza: Michael deve presentare il libro che ha scritto, un testo motivazionale per addetti al customer service. Un mondo che ha bisogno di testi motivazionali è già incapace di salvarsi: la feroce ironia di Kaufman sull’aiuto a chi aiuta (il customer service, appunto) è la prova finale che abbiamo perso la misura delle cose, irrimediabilmente.

La rapida metamorfosi di Lisa la mattina dopo l’incontro con Micheal è lo svelamento finale: la percezione della novità, così come quella della normalità (nel senso deteriore del termine) sono processi mentali di cui siamo ormai schiavi, incapaci di vedere davvero nell’altro qualcosa di unico e non una proiezione della nostra mente. A Micheal è tutto fin troppo chiaro, ma la sua lucidità è una maledizione.

Arrivare in fondo ai novanta minuti di Anomalisa non è facile, anche se ne vale la pena. Charlie Kaufman non è in grado di andare incontro al pubblico, è chiaro che non gli interessa. E’ un merito per chi cerca un cinema che batta strade inconsuete e sorprenda. Come Synecdoche, New York, qualcosa resta a lungo dentro, anche se a Kaufman manca forse ancora la capacità di sintetizzare i suoi temi nei giusti tempi cinematografici.

L’animazione a passo uno scelta per Anomalisa non è una tecnica, ma un mezzo espressivo fondamentale ed usato in maniera sorprendente. Si crea un precedente importante per sdoganare anche in occidente l’animazione dal cinema per famiglie (chissà in mano a Gondry cosa sarebbe stata la sequenza onirica nel film…) e Kaufman si conferma un autore imprescindibile, oltre che un acutissimo osservatore dei nostri tempi. Si può non condividere la totale assenza di speranza, ma non la lucidissima analisi del problema e l’efficacia della messa in scena di temi comunque complicati.

Anomalisa è al cinema in pochissime sale e per pochissimo tempo, sbrigatevi.

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