The X-Files (episodio 5)

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Solo l’immagine qui sopra potrebbe bastare.

Babylon, la penultima puntata di The X-Files, è un’altra sfida lanciata a spettatori e fan, e stavolta dallo stesso Chris Carter che ha scritto e diretto l’episodio. Qualitativamente, non siamo però ai livelli delle ultime due puntate, che  in un modo o nell’altro hanno centrato lo spirito originario  e dato senso a questo revival. Babylon giustappone un po’ goffamente un inizio incredibilmente crudo e drammatico, derive filosofiche e religiose non esattamente brillanti (i dialoghi sono terribili), un altro divertissement metanarrativo con i due giovani “doppioni” (Miller e Einstein, pronti per lo spinoff)  e, sequenza immediatamente cult,  Mulder sotto effetto di funghi allucinogeni che fa line dancing in Texas.

Troppa carne al fuoco, e non tutta di prima qualità. Grandissima la colonna sonora: “Misery is The River of The World” di Tom Waits nella visione ultraterrena di Mulder è la ciliegina sulla torta, ma con “Ho Hey” sul finale mentre Mulder e Scully passeggiano mano nella mano, più di qualcuno (vabbè, io ) si sarà sorpreso a tifare per il bacio come se fosse una commedia romantica e non la conclusione di un’indagine su un attentato.

Chris Carter getta definitivamente la maschera: dei nuovi spettatori non gli interessa nulla, vuole solo chiudere il cerchio con i fan storici. The X-Files ci ha colpito così tanto negli anni novanta perchè era diverso da tutto il resto. Non c’era quindi miglior modo di ripresentarlo e omaggiarlo se non facendo ancora qualcosa di innovativo e memorabile: invece di cavalcare l’onda del revival e delle serie tv riproponendo lo stesso format secondo canoni moderni, Carter ha deciso di sconvolgere le regole del proprio show mischiando le carte, correndo il fortissimo rischio di non farsi capire da nessuno. Insieme a  David Duchovny, a cui sta chiaramente piacendo un sacco questa deriva leggera, sta demolendo Fox Mulder in maniera costruttiva, preparando per lui e Scully un finale conciliante che non ci darà risposte (magari ci penseranno Robbie Amell e Lauren Ambrose, perfetti come emuli/eredi ): abbiamo condiviso per anni la sua ossessione, ma oggi è Mulder stesso, la cui passione fervente pare aver lasciato il posto a un atteggiamento sereno e divertito, a chiederci di rilassarci. E’ solo fiction, lo è sempre stata: forse non c’è miglior finale che uno in cui i due agenti speciali siano in pace con se stessi, ma soprattutto insieme. Manca poco e vedremo se è così. Poi, sotto con Miller e Einstein, però eh.

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