The X-Files (episodio 3)

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E questa è la sceneggiatura di quest’episodio. E ci pagano bene, eh.

Difficile commentare, quando resti senza parole. Il terzo episodio The X-Files è  qualcosa o di molto stupido o di molto coraggioso, non è facile decidersi. Il caso della lucertola mannara è come uno di quegli episodi sopra le righe che ogni tanto saltavano fuori (Jose Chung’s From Outer Space, Musings of a Cigarettes Smoking Man) , e che oggi sono prassi comune (come quello della mosca in Breaking Bad). Sono episodi che deviano dalla struttura abituale, ai limiti della continuità interna, magari, dedicati a un personaggio minore o presentati secondo un altro stile narrativo (il musical, il noir…). Solitamente sono i migliori,  ma sono cose che puoi permetterti solo quando il pubblico è già saldamente dalla tua parte: se lo fai al terzo episodio di un mini revival, i nuovi spettatori te li perdi all’istante, e condanni probabilmente i vecchi fan assetati di risposte ad un limbo di rabbia e sconforto.

Già dalle prime scene è evidente che qualcosa non quadra. Mostrare subito e chiaramente la creatura è impensabile per una serie incentrata sul mistero (oltre al fatto che la verosimiglianza del mostro è un gradino sotto a quella dei costumi usati negli anni quaranta). Il pensiero è: O mio dio, cosa state facendo, per favore basta. E Duchovny quasi fuori personaggio che si fa beffe di tutti i capisaldi della serie (e ammettiamolo, anche dei fan) fa pensare a più riprese una parodia del SNL con gli attori originali. Quando lo sconforto sta per impadronirsi di me, arriva lo spiegone sul mostro (ben oltre metà puntata). E capisco che è uno di quegli episodi. Capisco che non ci sarà un sequel a questa miniserie a cui in fondo non crede nessuno, e tanto valeva metterci un episodio del genere, in ricordo dei vecchi tempi. E capisco che hanno fatto bene: quello che non quadrava era la mia aspettativa da nerd. Mi rilasso e mi godo il resto della puntata, che è la migliore delle tre, finora: un episodio assurdo, autoconclusivo, divertente e completamente fuori contesto, probabilmente non canonico e che non fornisce nè domande nè risposte, ma trova una chiave divertente e autoironica che raramente si vede in questa generazione di prodotti televisivi così autoreferenziali e seriosi. Ci vuole coraggio a consegnarsi così al pubblico, ma è la scelta giusta.

IL grande problema di questo The X-Files non è tanto l’aspetto narrativo, quanto l’impianto tecnico. C’è una fotografia da spot televisivo e una regia da serie fine anni novanta (tipo Buffy l’ammazzavampiri) di cui l’alta definizione svela senza pietà la pochezza, e questo è imperdonabile. Preferisco mille lucertole mannare girate come si deve che tutta la verità là fuori girata così di merda. Purtroppo, temo sia un problema di network, perchè anche le altre serie drammatiche FOX hanno difetti simili (Gotham, Wayward Pines) che le fanno sembrare anacronistiche e le collocano al di sotto dei minimi standard accettabili oggi. Peccato.

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