Irrational Man

irrational_man

Hayao Miyazaki in Si Alza il Vento afferma che “L’ispirazione dura dieci anni”. Non ci dice cosa succeda poi, nè come abbia fatto lui allora a fare dieci film tutti di livello altissimo, ma in un arco di tempo di oltre trent’anni. Forse i dieci anni sono di tempo effettivo, come nella pallacanestro. Woody Allen, che invece fa circa un film all’anno dal 1971, avrebbe secondo tale logica (e anche secondo me) esaurito da tempo il bonus. Anzi, per la maggior parte della sua carriera, si potrebbe dire che abbia lavorato col pilota automatico inserito, tornando e insistendo sempre sulle stesse tematiche, con alterne fortune.

Irrational Man non fa eccezione, tornando sui temi di Match Point, Sogni e delitti e Crimini e Misfatti: il caso, il fato, il delitto come atto di affermazione di sè, addirittura di realizzazione, la colpa e la punizione. Cose viste, sentite, elaborate. Però Allen stavolta s’è impegnato (un po’) e ha scritto un personaggio inedito e interessante, che Joaquin Phoenix esalta con ogni fibra del suo corpo. Irrational Man ruota intorno alla crisi di mezza età di un affascinante professore con tendenze autodistruttive, sconfitto dalla convinzione che la vita non abbia senso (una cosa nuova, insomma), ma c’è uno sguardo divertito sul personaggio che ricorda a tratti più i Coen che l’ultimo Allen. Invece di essere l’alter ego del regista, Abe Lucas, il personaggio di Phoenix, è quasi il bersaglio di una satira nichilista che trova nuova linfa nel prendere di mira i volontari di professione e gli intellettuali militanti, oltre che come al solito l’ambiente upper class americano e le dinamiche studenti/professori. A tal proposito, il titolo è quasi una dichiarazione di intenti: raramente Allen ha preso così tanto di mira un suo protagonista, prendendone le distanze.

Sviluppo e risoluzione non si allontanano dai consueti binari, ma il risultato è più che accettabile, il cast funziona, addirittura Allen rinuncia allo swing per un colore più blues nella colonna sonora. Cambiamenti minimi sullo spartito, ma sufficienti per tenere alta l’attenzione.

A me è piaciuto non poco: Irrational Man rispetta l’alternanza a cui ci sta abituando Allen ultimamente (uno buono, uno no) e sicuramente è migliore di tanti film che ci sono in giro: il valore assoluto è più alto di quello relativo, ma è anche quello che davvero conta se dovete passare un paio d’ore e Manhattan lo conoscete a memoria.

 

Annunci