STAR WARS: Il Risveglio della Forza (SENZA SPOILER)

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(Ringrazio tutti quelli che hanno manifestato preoccupazione per la mia incolumità, ma fuori dal Madison ieri c’era una volante della polizia e in sala non più di venti persone, tutte molto educate, evidentemente le mie minacce sul blog hanno sortito l’effetto sperato…me lo sono visto in pace. )

Emozioni contrastanti.

Il Risveglio della Forza è un bel film, che però, lo dico subito, abbiamo già visto. Non mi sbagliavo di tanto nel riferirmi ad Abrams e compagnia come i nuovi cantori che aggiornano un vecchio mito per la nuova generazione. La struttura, le tipologie di personaggi, le dinamiche: è Star Wars (il primo) aggiornato al 2015. Che detto così non suona nemmeno tanto male, no? Se Star Trek era un reboot mascherato da sequel, The Force Awakens è un remake mascherato da sequel. J.J.Abrams è un impianto di riciclaggio cinematografico che funziona benissimo, forse l’unico capace di misurare e dosare le sue doti per riaccendere un universo particolare come quello di Star Wars. Non aveva la mano libera, il buon J.J., con la pressione del Topo alle spalle (ci sono i quattro miliardi di dollari dati a Lucas, più tutti gli investimenti che sta facendo la Disney, non bisogna dimenticarlo) e non poteva reinventare esteticamente la galassia lontana lontana come fatto con Star Trek. Era necessario restituire Star Wars a tutti, dopo averlo tolto a Lucas: aggiornarlo, rilanciarlo, fargli scrollare di dosso i prequel e farlo ritornare al 1983. Tutto in un film. Per me ce l’ha fatta, anche se ovviamente i compromessi non potevano mancare e sicuramente pesano sul risultato.  Verrebbe da dire: si poteva fare meglio, o di più. Ma più ci penso e meno ne sono convinto.

Partiamo dai difetti, così ci togliamo il dente: la storia gira un po’ a vuoto, nella sua irritante deferenza all’Episodio IV. Sono passati trent’anni da Il Ritorno dello Jedi , ma nella Galassia non sembra cambiato molto. Resto volutamente vago sui dettagli, per evitare spoiler. Ci sono un paio di cose che non mi hanno convinto, ma molto dipende da come saranno gestite nei prossimi capitoli. Al contrario del film cui fa continuamente riferimento, infatti, questo Episodio VII non ha alcuna necessità di autoconsistenza e anzi, il finale lascia la voglia di vedere subito il resto. Stiamo passando ai pregi.

La nuova generazione di eroi funziona benissimo. I personaggi di Rey (Daisy Ridley), Finn lo stormtrooper in crisi di coscienza (John Boyega) e Poe Dameron (che guida gli X-Wing meglio di Snoopy con il Sopwith Camel) sono personaggi che svecchiano la storia e portano la novità che serviva, pur riportando alla mente il trio di eroi della trilogia originale. Il piccolo droide BB-8 sembra più Wall-E che R2-D2, e funziona alla grande. Le storie dei tre personaggi si intrecciano, avranno modo di svilupparsi, ma i buoni ci piacciono di nuovo, sono credibili e coinvolgenti. Lato villain invece non sono del tutto convinto. A parte Kylo Ren (Adam Driver), aspirante Vader, gli altri sono appena abbozzati e mi hanno convinto pochissimo. Il dramma di Kylo Ren sarà il centro di questa nuova trilogia, dalla sua risoluzione dipenderà il giudizio su tutta la storia. E si parte col botto.

Abrams ci restituisce uno Star Wars di duelli tra X-Wing e Tie Fighter più belli che mai, e i migliori duelli con spade laser mai visti: nè statici al limite del ridicolo come quelli della trilogia classica, nè le coreografie da circo dei prequel. C’è una fisicità autentica, e una drammaticità inedita. L’update funziona.

C’è una svolta nella storia, un punto di non ritorno per tutta la saga, che è la mossa coraggiosa, il rischio assoluto del duo Kasdan/Abrams (anche se sospetto ci sia lo zampino anche di qualcun altro…). Nonostante tutto il film guardi nostalgicamente al passato, quella singola sequenza (che pure richiama un paio di cose già viste) segna il definitivo passaggio del testimone di Star Wars e sposta il peso enorme del franchise sui nuovi personaggi. Rey, Finn e Poe sono Luke, Leia e Han mischiati e risistemati in maniera meno ingenua di quanto fece Lucas nel 1977, ma dovranno dimostrare di reggere il peso del confronto, alla luce di quanto accaduto ne Il Risveglio della Forza. I prequel fallirono miseramente, senza Han Solo, senza Chewbacca e senza un insieme di personaggi complementari fra loro. Si avvertiva maledettamente l’assenza di personaggi esterni alle dinamiche Jedi/Sith, e i nuovi comprimari non si sono rivelati mai all’altezza, risultando al più copie abbozzate di cose già viste.

E quindi?

Il lavoro di Kasdan e Abrams è da promuovere: se il film di per sé è godibile pur peccando di originalità (anche all’interno di un canone con una sua grammatica precisa), il compito di infondere nuova vita a una storia che sembrava finita, creando personaggi all’altezza del cast originale è stato portato a termine in maniera eccellente.

Il Risveglio della Forza è l’episodio che serviva dopo tre prequel deludenti. Abrams sarà criticato per l’eccessiva somiglianza con lo Star Wars originale, ma il rischio è calcolatissimo: ora la storia non può che prendere una direzione nuova e imprevedibile, ma forse doveva ripartire da un paio di scelte molto dolorose e da un semi-remake/riassunto delle puntate precedenti.  Rian Johnson e Colin Trevorrow, sono cazzi vostri, ora.

P.S. dopo sette episodi, ho capito chi è la rovina della Galassia. Poi ve lo dico.

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