Youth – La Giovinezza

youth_xlg

Tutto il mondo sa che lei è mancino

Dopo gli strali lanciati su La Grande Bellezza, mi è stato intimato fraternamente di non riutilizzare le stesse argomentazioni per criticare Youth. E non lo farò, se non altro per non ripetermi. E poi anche perchè Youth mi è piaciuto molto, anche se ormai penso che che Paolo Sorrentino, che pensa di essere Maradona, rischi piuttosto di fare la fine di Recoba e Beccalossi, altri mancini, o “irregolari”, geniali ma i cui trofei alla fine si contano sulle dita di una mano.

L’indiscutibile talento del regista napoletano per la composizione delle inquadrature e delle scene lo mette sempre al riparo da critiche eccessive: anche Youth è un film spettacolare, una gioia per gli occhi di chi cerca, nel cinema, una realtà deformata attraverso il filtro dell’immaginazione dell’autore. E’ un dono che non hanno in molti, ma tra tutti, Sorrentino è quello che più corre il rischio di diventare un paragone negativo. Se continua così, un film “à là Sorrentino” sarà sinonimo di film bello da vedere ma del tutto dimenticabile sul piano dei contenuti, del ritmo e della compiutezza.

Sorrentino, che pensa di essere Maradona, è convinto che saper palleggiare con la pallina da tennis sia uno sforzo sufficiente per dimostrare il proprio talento e accedere al mondo dorato delle SPA svizzere e delle terrazze romane. Non basta per lasciare un segno, nel lungo periodo. Abbiamo il diritto, come spettatori, a rivendicare un miglior utilizzo di quel talento. Passa ‘sta palla, o tira, una buona volta.

Youth è un film che tocca tematiche interessanti, in parte nuove per il cinema di Sorrentino, che non a caso rinuncia al suo avatar Toni Servillo e sceglie Micheal Caine e Harvey Keitel, che da soli conferiscono al film la gravitas che la sceneggiatura meriterebbe, ma non ha. La galleria di personaggi allestita da Sorrentino stavolta è legata da un filo sottile, che somiglia persino a una riflessione. C’è sempre il talento di mezzo, ma stavolta, non è sprecato come quello di Jep Gambardella. La tragedia dei talentuosi, stavolta, non è quella di aver preferito l’agio al genio, quanto quello di non avere più la forza fisica o mentale per sostenere il dono che li ha trasformati in semidei e relegati ad una vita di tanti complimenti e altrettanti rimpianti. Rispetto a La Grande Bellezza, c’è una possibilità di empatia in più, perchè i temi sono quelli del rimpianto e della riflessione su se stessi, e il talento fa solo da cassa di risonanza. Non è una differenza da poco, ai fini della riuscita del film.

Al settimo film (e a 45 anni), poi, mi preoccupa un po’ che Sorrentino già firmi film elegiaci sul ricordo della giovinezza (fisica e mentale), roba che se lo prende Scorsese lo riempie di schiaffi da qui al Bronx. Nonostante con Youth si registri un notevole passo avanti sul piano dei contenuti rispetto a La Grande Bellezza (che a me continua a sembrare una scatola vuota, buona per metterci l’Oscar che altrimenti prende polvere), c’è ancora troppo narcisismo, troppa pellicola sprecata sui dettagli e sulle pause, che sono messe sullo stesso piano dell’azione principale, con l’effetto palese di diluizione del peso specifico del film. Sembra che qualcuno ogni tanto metta in pausa il film ed entri in azione lo screensaver.

Dei tre film italiani presentati a Cannes tra squilli di trombette e giornalisti che facevano a gara a strapparsi le vesti, Youth mi è sembrato il migliore, quello dal respiro più ampio e – nonostante i già citati limiti – il più godibile. Che sia poi nettamente al di sopra della gran parte dei film in circolazione è certo merito della qualità del film, ma anche della pochezza del resto dell’offerta e non basta certo per non rimproverare ancora a Sorrentino un eccesso di autoindulgenza.

Ci sono due strade davanti a Sorrentino: o cresce definitivamente, o continua a fare questi film che a tratti sembrano i filmati dimostrativi per i televisori HD, non so se avete presente, quelli con le rane che saltano a ralenti da un fiore all’altro. Poi vai a casa e ti accorgi che le rane in 4K non c’entrano niente con il cinema e  il televisore ultimo modello non basta per  trasformare in Maradona l’ennesimo mancino irregolare della Serie A.

P.S. il culo che nel poster sta provocando un infarto a Harvey Keitel e Micheal Caine, e che ha provocato diversi incidenti stradali nel mese di maggio, è quello di Madalina Ghenea, protagonista di un nudo integrale completamente gratuito ai fini del film che vale da solo il prezzo del biglietto (un nudo gratuito a 9 euro, perdonate la contraddizione). Se proprio non si può fare a meno di riempire il film di screensaver, la Ghenea mi pare un compromesso più che accettabile.

Annunci