Jurassic World

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“…è una mezza merda” 

“Mezza? ”

“Beh, Manca il secondo tempo”

(Maria Sole e Giovanni, fine primo tempo)

Dimenticatevi il bicchiere d’acqua. Dimenticatevi la capretta. Dimenticatevi il cinema.

Questa pallida imitazione di un film d’intrattenimento è l’ennesimo stupro della nostra infanzia, e poveri bambini che cresceranno con questo Jurassic Park. Bisogna dire che diverse cose si intuivano dal trailer. Cito, a memoria: velociraptor addomesticati (VE-LO-CI-RAP-TOR), visitatori del parco a contatto con i dinosauri, nuove specie superintelligenti create in laboratorio, perchè ormai il tirannosauro non vende biglietti, Bryce Dallas Howard che sembra uscita da una pubblicità di Dior. La cosa più credibile  sono i dinosauri.

Ovviamente, le aspettative non potevano essere molto alte. Il trailer, per l’appunto, già metteva le mani avanti, il franchise era esaurito già al secondo episodio vent’anni fa e il cast sembra applicato in digitale su una puntata di Superquark sui dinosauri. Difficile non sperare che muoiano tutti sbranati, oltre ai latinos di prammatica, che ormai hanno sostituito gli afroamericani come vittime predilette di mostri e alieni (Omar Sy ci fa stare sulla corda tutto il film, memori di tanti altri colored dal triste fato…).

Ciò che il trailer non mostra e che purtroppo si scopre quando è troppo tardi per chiedere il rimborso, è che la storia non esiste e, nonostante ciò, fa anche schifo. Di quello schifo raro che ti fa contorcere sulla sedia, sperare nell’abbiocco, nel blackout, nel guasto del proiettore. Non schifo tipo Avengers, che sono tutti uguali, ma dignitosi. Nemmeno schifo tipo commedia italiana, che Raoul Bova fa l’attore brillante. Peggio. Se non riuscite a immaginarlo, avete almeno un motivo per andare a vedere Jurassic World.

Per risparmiarvi la sofferenza, riassumo le premesse del film: il parco a tema è finalmente aperto, dopo i “contrattempi” visti nei primi due film (non ultimo un tirannosauro a piede libero a San Diego…). I visitatori possono andare in canoa in mezzo ai brontosauri e girare tipo criceti nella palla tra mansueti triceratopi (perchè un animale erbivoro, secondo gli sceneggiatori, non è pericoloso). Visto che ormai il tirannosauro non tira (ah ah), l’ufficio marketing del parco, nei succinti panni di Bryce Dallas Howard, che è chiaramente la escort preferita del padrone messa là per motivi non inerenti alle doti manageriali, che infatti latitano, ha ideato nuovi dinosauri, più cattivi e spaventosi, tipo l’Indominus Rex. In un altro angolo del parco, un ex-marine ha addomesticato dei velociraptor  (VE-LO-CI-RAP-TOR). Il padrone del parco dice che non saranno mai liberati, il cattivo capo della sicurezza vuole usarli a scopi militari, con sgomento e indignazione dell’addestratore. Ora tra uno sbadiglio e l’altro mi sono chiesto: ma se il capo del parco non vuole usarli e l’addestratore è contrariato quando scopre il progetto di trasformarli in soldati, che cazzo  li stava addestrando a fare?

Il problema di Jurassic World è tutto qui, in fondo. I personaggi sembrano non essere mai esistiti prima del loro ingresso in scena. E’ tutto sciatto, nessun personaggio ha un arco evolutivo, nè sembra avere troppo a che fare con la storia (?). Per dare un po’ di spessore ai due fratellini che si perdono nel parco si mette in mezzo un pretestuoso divorzio dei loro genitori, per i due adulti, un appuntamento andato male. Le scene d’azione sono noiosissime e assurde (gli pteranodonti che attaccano le persone scompaiono all’improvviso, non appena la scena si concentra sui protagonisti…manco una recita di quinta elementare è così superficiale), e sin dalla primissima scena, non c’è niente che desti un po’ di interesse.

Per farla breve, l’Indominus Rex, che è un misto di raganella, camaleonte, velociraptor, drago, caramelle Rossana, alieno e Kermit dei Muppet (tre di queste sono vere, giuro), scappa dalla gabbia e inizia a seminare il panico. Non abbastanza perchè Bryce Dallas Howard non riesca a gestire tutto il film col tacco dodici, ma comunque un discreto panico.

E questo è quanto.

Troppo poco? Vero. C’è dell’altro. C’è la Coca Cola che Chris Pratt si beve tipo Manfredi coi pacchetti di sigarette e c’è il logo della Mercedes inquadrato più volte di quello del parco: bambino 1 a bambino 2: “vuoi vedere un’altra cosa bellissima?” -stacco: logo della Mercedes. Giuro.

Ancora? Chris Pratt (l’addestratore di raptor) che fa notare a Bryce Dallas Howard (la escort) che forse il tacco dodici non è l’ideale in caso di incontro ravvicinato con un dinosauro. Lei, piccata, si annoda la camicetta in vita e via. Pronta. Si passa un’ora intera a  chiedersi che cazzo significa quella scena, fino al momento in cui la escort, sempre sui tacchi, fugge da un tirannosauro incazzatissimo per essere stato messo tra i dinosauri di contorno nel film. E ovviamente va più veloce la escort sui tacchi.

Deprimente come poche altre cose. Se qualcuno vi dice che è un bel film, cancellatelo da facebook, poi andate sotto casa sua e date fuoco all’intero quartiere. Per non correre rischi.

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