Tomorrowland

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“L’immaginazione è più importante della conoscenza” (Albert Einstein)

Tomorrowland è una delle aree tematiche dei parchi di divertimento Disney. E’ l’area del parco che Walt Disney aveva immaginato per ispirare i giovani visitatori a guardare al futuro con ottimismo ed entusiasmo.

Brad Bird vanta film come Il Gigante di Ferro e Gli Incredibili, oltre a un convincentissimo esordio nel live-action con Mission Impossible: Ghost Protocol.

Damon Lindelof ha scritto Lost e Prometheus e quindi basta e avanza per rovinare tutto.

L’incipit di Tomorrowland è entusiasmante: vediamo adolescenti con un solo genitore imbarcarsi in avventure straordinarie, prendere la bici di notte, sognare malinconicamente qualcosa di grande. E si sa, se prendi la bici di notte e hai un solo genitore, nel cinema americano male che va diventi il Navigator, ma puoi anche incontrare E.T., o trovare la nave pirata di Willy l’Orbo. Ecco, Tomorrowland, all’inizio, ci fa pensare a quel cinema e Brad Bird riesce, per una buona mezz’ora, a farci credere che un nuovo cinema per ragazzi, in cui l’immaginazione e l’avventura siano le uniche coordinate, sia possibile. Poi entra in gioco l’effetto Lindelof: passaggi a vuoto, buchi nella trama, complicazioni inutili, azione senza senso, misteri non svelati: la bolla si sgonfia e lentamente, perchè il film si trascina nell’ultima parte verso un finale poco gratificante.

Peccato: c’è un tema che resta sullo sfondo, ovvero dove sia finito il futuro che Walt Disney aveva in mente, che si poteva sognare con ottimismo negli anni cinquanta. I sognatori degli anni sessanta (Frank, nel film) costruiscono jetpack per ispirare le altre persone, perchè si creda che tutto sia possibile. I sognatori di oggi sognano invece il passato (Casey che sabota le gru che stanno smantellando Cape Canaveral) e non sono in grado di contribuire al futuro. Il mondo, nel frattempo, corre placidamente verso la propria rovina. Che cosa c’entra tutto ciò con l’utopica Tomorrowland che si trova in una dimensione parallela che già Edison e Tesla avevano trovato? (non aspettatevi risposte, è puro Lindelof qui). Non è certo da un kolossal disneyano che dobbiamo aspettarci analisi storico-politiche, ma la soluzione del mistero è davvero poco efficace.

La Tomorrowland del film ricalca il progetto EPCOT di Walt Disney, che davvero sognava (no: progettava) una città del futuro, ecologica e avanzata tecnologicamente, di cui restano tracce nel parco EPCOT in Florida. L’eredità di Disney è anche questa, nell’ottimismo che pervade il film e che condanna chi lo abbandona, come il personaggio di Frank, e che ne è il cuore, al netto dell futili scene action e delle complicatezze lindelofiane. Brad Bird non è riuscito a dare coerenza a un progetto troppo ambizioso e strutturato molto male dal punto di vista narrativo (si parte col piccolo Frank negli anni sessanta e sul più bello lo si abbandona per tornare al presente, e Tomorrowland non la vediamo più fino alla fine del film…sicuri non ci fosse un’idea migliore??) , ma il suo tocco è riconoscibile e salva il film da una bocciatura senza appello con qualche momento di buon cinema e una regia non banale.

Sperando che il flop (ormai quasi certo) non freni la carriera di Brad Bird e al contempo pianti l’ultimo chiodo nella bara della credibilità di Lindelof, di Tomorrowland restano l’ambizione e il coraggio di aver provato a riportare all’attenzione di un grande pubblico l’ultima utopia d Walt Disney, vero uomo del domani del ventesimo secolo.

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