Il Racconto dei Racconti

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Uno dei miei grandi crucci riguardo il cinema italiano è la totale assenza di cinema di genere, o di qualunque cosa che non sia commedia leggera con i soliti quattro attori (occhio al trend di quest’anno: i titoli in forma di domanda) o film semi-impegnato su quello che non va nell’Italia di oggi. Ma un horror? Un film di fantascienza? Un musical? Perchè la Spagna con 3 euro fa REC e noi no?

Fanno eccezione un pugno di autori, che pure non s’avventurano troppo distanti in termini di generi. Quando ho visto il trailer de Il Racconto dei Racconti, pertanto, ho sperato. Dopo Reality avevo aspettative altissime e i primi fotogrammi erano di ottimo auspicio: ambientazione fantastica, senza sembrare Fantaghirò, cast stellare, temi fiabeschi senza filtri disneyani (e quindi molto cruenti) e non distante dalle atmosfere disturbanti di Goya.

Matteo Garrone tenta la via del kolossal, traendo spunto da “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile. Bello: abbiamo una tradizione letteraria che va oltre Dante e Manzoni e finalmente qualcuno se n’è accorto, visto che da Basile hanno tratto ispirazione tutti gli scrittori di fiabe più conosciuti.

A lodevoli intenti non corrispondono necessariamente buoni risultati, purtroppo, e Il Racconto dei Racconti non convince affatto (a proposito: se si decide di stravolgere l’impianto narrativo del libro, che è quello del racconto cornice che ne contiene altri, tipo  Decamerone o Le Mille e una notte, il titolo perde di senso) . Garrone, forse  poco a suo agio con costumi e ambientazioni fantastiche, si dimentica che un film deve intrattenere, non annoiare e che lo spazio di una fiaba è quello di qualche minuto: intersecarne tre significa indebolirle tutte, diluirne le tematiche, disorientare e innervosire lo spettatore.

Dopo un inizio molto convincente (la scena del drago sottomarino è stupenda), niente sorprende, niente emoziona, niente spaventa: le tre storie scelte tra le cinquanta dell’opera originale (La Pulce, Le due vecchie, La regina) sono storie di donne e di doppi, di cupdigia e conseguenze di scelte sbagliate. La potenza di queste vecchie fiabe è nella capacità di reinventarsi costantemente metafora dell’attualità, o forse solo di ricordarci che la natura umana è immutabile nel corso dei secoli e il progresso morale e sociale sono un’illusione che accettiamo consapevolmente.

Non bastano il recupero della tradizione e un impianto visivo di respiro internazionale per salvare l’opera di Garrone: Il Racconto dei Racconti è il trionfo della lentezza e della noia, che rispetta forse il ritmo dei racconti secenteschi originali, ma non trova anche una chiave moderna di rappresentazione, oltre che semantica.

Dai, ora mi delude anche Sorrentino così faccio tombola.

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