Mad Max – Fury Road

MM

Riciclo di un concept anni Ottanta: check

Gancio aperto per il sequel: check

Citazioni dai vecchi film per allietare i vecchi fan: check

Riutilizzo di membri del cast storico: check (pure il regista è lo stesso)

Trama inesistente ma con buchi narrativi grandi come l’Australia: check

Mad Max: Fury Road spunta tutte le caselle della lista “Come fare un blockbuster oggi”, solitamente garanzia di damnatio memoriae, strali di internauti frustrati e incassi stratosferici,  e nonostante ciò riesce a restare impresso per qualcosa che non si vedeva da un po’. Un piccolo ma decisivo scarto stilistico che sorprende (forse più per i demeriti del resto dell’offerta cinematografica di questi tempi),  decisivo per passare due ore di sano divertimento senza pensare alla fine: cazzo, ma sto film l’ho visto dieci volte.

George Miller, che forse nei vecchi Mad Max esorcizzava paure post-apocalittiche (c’era pur sempre ancora il muro di Berlino) e dava vita a un genere cinematografico e ad un’iconografia nuovi, abbandona qualunque velleità di parabola socio-economica per liberare uno spettacolo di pura esagerazione, che fa male al cervello per il ritmo serrato, il montaggio, il frame rate irregolare, le molteplici trovate visive e narrative anche solo accennate, lanciate in faccia allo spettatore a suon di chitarre distorte suonate su un paracarro in corsa (vedere per credere).

Il Max di Tom Hardy è forse lo stesso di Mel Gibson, forse un’altra versione. E’ comunque Tom Hardy: tutto sembra essere a stento contenuto un millimetro sotto l’epidermide, pronto a deflagrare. E’ il solito Hardy, ormai chiuso in questi ruoli, ma sempre convincente. Anema e core del film sono però i personaggi di Nux e Furiosa (Nicholas Hoult e Charlize Theron): Max è un uomo svuotato, che si trova suo malgrado coinvolto nella ribellione di Furiosa contro Immortan Joe. Grugnisce, agisce d’istinto, sopravvive a se stesso. Nux e Furiosa hanno invece – ognuno a suo modo- un sogno, anche se il destino ha in serbo qualcosa di diverso per entrambi. La trama conta poco, comunque. Fury Road è un viaggio attraverso idee e visioni di eccezionale efficacia, un risultato superiore alla somma delle parti. Catapultati da una incredibile sequenza iniziale in un mondo distopico, il lavoro di Miller è quello di lasciarci sempre un passo indietro, a rincorrere la storia, a ricostruire dinamiche sociali che nessuna esposizione si degna di spiegare. Ecco, forse la differenza è questa: Mad Max non presuppone che il pubblico sia costituito da imbecilli lobotomizzati da imboccare con il cucchiaino della formula omerica, ma cerca di prenderlo a sberle a suon di scenari rivoltanti, personaggi folli e trovate deliranti. A noi, per questo, oltre che per Charlize,  è piaciuto un sacco.

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