Avengers: Age of Ultron

AoU

Sembra che abbiano preso otto fumetti, strappato delle pagine a caso e composto la sceneggiatura” (Mary, fuori dal cinema)

Il guaio dell’impressione a caldo di Mary è che ha ragione, letteralmente,  pur non avendo mai letto nemmeno mezza vignetta di un fumetto Marvel degli Avengers.

La mediocre “Phase 2” dell’universo Marvel, che ha avuto un unico sussulto di novità con Guardiani della Galassia, ha avuto il merito di alzare la qualità media dei singoli film, ma non è mai riuscita nè ad imprimere una svolta (d’altra parte, non ce n’è bisogno) nè a nascondere l’irritante formula del “secondo atto infinito”, che tanto bene funziona su carta. Anche considerando il già citato Guardiani di Peter Gunn, cosa ci resta di questi  film? Una scena memorabile? Una battuta da consegnare agli annali delle citazioni? Zero assoluto. L’universo Marvel è un treno in corsa, che va a velocità costante e non si ferma mai a nessuna stazione. Ogni film suggerisce qualcosa di più grande e spettacolare all’orizzonte, lasciando sempre per strada la possibilità di risultare godibile e soddisfacente come opera completa.

Se con Avengers Joss Whedon  era riuscito nell’impresa quasi impossibile di creare un film degno di tal nome dal caos della Phase 1, stavolta il trucco non funziona del tutto e Age of Ultron, invece di essere un epico “finale di stagione” risulta solo l’ennesimo anello della catena. Curioso effetto collaterale: visto che la formula Marvel consiste in continui anticlimax che fanno da traino al capitolo successivo, il terzo atto di ogni film risulta sempre una forzatura un po’ inutile, che si riduce sempre a un enorme oggetto che minaccia di cadere dal cielo. Ma perchè? E’ tanto difficile trovare un altro guaio da sventare negli ultimi trenta minuti?

La missione impossibile di Joss Whedon è bilanciare la sua capacità di raccontare temi e personaggi con le esigenze commerciali. La creazione di Ultron ricalca quella del mostro Frankenstein (Stark/Frankenstein, Banner/Igor e Ultron/Creatura …mancava solo il SI PUO’ FARE!) e fa accarezzare al film temi quali scienza e etica, sicurezza militare preventiva, hubris. Non c’è tempo per approfondire nulla, perchè bisogna mettere il gancio a Civil War o piazzare la sequenza d’azione di prammatica: il risultato è una gran confusione, il collage cui faceva riferimento Mary.

Rispetto ad Avengers, si sente terribilmente la mancanza di un villain carismatico. Ultron non lo è. E’ un effetto speciale. Una voce. Il Loki di Tom Hiddleston era tutt’altra cosa. Nessuno mi leva dalla testa la convinzione che senza una nemesi all’altezza, nessuna storia di questo genere regga. Dalla malvagia Strega dell’Ovest a Darth Vader, dai nazisti di Indiana Jones a  Capitan Uncino, è sempre il cattivo a fare la differenza.

Per questo secondo capitolo, Whedon sceglie di lasciare più sullo sfondo i big titolari dei propri film (che tanto avranno tempo di cantarsele e suonarsele l’anno prossimo in Civil War) per dare un po’ di spazio a Occhio di Falco e Vedova Nera, che nel primo capitolo risultavano un po’ sacrificati. E d’altra parte uno con arco e frecce e una con tette e culo non me li sarei portati in prima linea contro un dio nordico e uno sciame alieno. Ancora una volta, Hulk risulta un personaggio chiave negli equilibri della storia e Mark Ruffalo fa tutto quello che può per dargli un’anima. Peccato che il suo arco narrativo risulti forzato verso una direzione imposta dal proseguio della saga (Hulk nella Civil War cartacea non c’era, per ovvi motivi di “equilibrio” tra le fazioni). Whedon la risolve con eleganza, ma i numerosi cambiamenti apportati al roster del gruppo alla fine del film risultano tutti un po’ pretestuosi.

Piccola nota a margine: va bene la sospensione dell’incredulità, ma solo io ho trovato assurdo che Hulk si calmi se viene accarezzato da Scarlett Johansson? Cioè, si calma e rimpicciolisce. Se lo tocca Scarlett Johansson. Mah.

Molto bene i nuovi elementi: Pietro e Wanda Maximoff sono aggiunte interessanti e complementari al cast esistente (Aaron Johnson è sempre sopra la media), mentre l’origine di Visione (anche se un po’ affrettata) ci regala comunque un personaggio unico e dalle enormi potenzialità. Paul Bettany entra fisicamente a far parte dell’universo cinematografico Marvel arricchendolo di nuove sfumature, dopo anni di sola interpretazione vocale nel ruolo di JARVIS.

La Phase 3, che inizia con Ant-Man tra qualche mese e si conclude con Infinity War nel 2019 si preannuncia un pochino più varia e movimentata, ma tanto a noi non importa, per i prossimi sei anni puntiamo tutto su Star Wars . Che la Forza sia con noi.

NOTA A MARGINE: io ormai ripeto sempre le stesse cose, per questo sul blog scrivo sempre meno. Ma sentire una cosa come “Si parla che le daranno il Nobel” è una cosa indegna, senza se e senza ma. E’ la più grave che ho sentito, ma non l’unica.  Adattatori e doppiatori da sbattere al muro e tirargli il Mjolnir in faccia.

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