Magic In The Moonlight

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Eh, ma ormai Woody Allen.

Dai, lo avete detto anche voi.  Ci vorrebbe un po’ più di rispetto per un genio come Woody Allen, anche quando fa di tutto per non meritarlo. Se uno è un genio, è un genio sempre, poi magari non è ispirato e viene a Roma a girare un film. Non è che Picasso dopo il Guernica ha fatto solo cose più belle.  E poi, se guardiamo la filmografia di Woody Allen dal 2005 (Match Point) a oggi (Magic in The Moonlight) troviamo almeno tre buoni film: Match Point, Midnight in Paris e Whatever Works,  oltre a Blue Jasmine e Vicky Cristina Barcelona che hanno dimostrato come sappia valorizzare incredibilmente i suoi attori (e soprattutto le sue attrici). Poi c’è una sola seria cagata (To Rome With Love) e il resto sono film di poco conto, simpatici al più, magari poco centrati. Voglio dire, Muccino tre buoni film non li fa manco in trent’anni.

Magic in The Moonlight rientra tra quelli simpatici. Da mettersi il cappotto, sfidare il traffico, la cassiera, gli incivili al cinema, l’adattamento italiano? Magari anche no, anche perché temo che il doppiaggio gli toglierà molto. Colin Firth si carica sulle spalle tutto il peso dell’homo alleniano di inizio millennio, nichilista intristito ma segretamente alla ricerca di un’ultima illusione per dare un senso alla vita. Il tema della magia per Allen è metafora di illusione consapevole, che alimenta la vita quotidiana delle persone sotto varie forme (religione, amore, oroscopo…), impedendo loro di cedere alla disperazione della consapevolezza che il caso è l’unico arbitro del nostro destino e che solo ciò che vediamo esiste, e dunque ha (poco) valore. Woody Allen ha una certa età: gli anziani hanno la simpatica tendenza a ripetere sempre le stesse cose. Si fissano. E ripetono. E se fanno i registi, ripetono gli stessi film, con gli stessi pregi e difetti, con le stesse cose da dire già dette mille volte che fanno sorridere comunque, anche se sono cose serie. Mia nonna e le sue sorelle razionalizzano la morte parlando in maniera disturbante del corredo funebre, Allen girando film dimenticabili sul senso della vita.

Trent’anni fa (facciamo quaranta…) avremmo avuto altri dialoghi, altra fotografia, forse degli Oscar, per un tema come questo. Oggi abbiamo Magic In The Moonlight, un brodino dal buon sapore che è lo stesso che aveva l’ultima volta, comunque meglio delle raccomandazioni di mia nonna sul corredo.

 

 

 

 

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