Apes Revolution

locandina

” (…)Fino al sequel che affonderà la saga di nuovo. “

Per una volta, la citazione è mia, dalla recensione del primo capitolo , del quale  resta infatti ben poco: via il regista (Matt Reeves sostituisce Rupert Wyatt), via tutti i protagonisti umani (James Franco e Freida Pinto out, Jason Clarke, Gary Oldman e Keri Russell in), purtroppo via anche quel poco di buono che c’era.

Apes Revolution non conferma le ottime premesse di L’Alba del Pianeta delle Scimmie , soprattutto perchè non può: il finale aperto del primo film non poteva che condurre a questo genere di sequel: la pandemia di “Simian Flu” ha decimato la razza umana (sono passati dieci anni dagli eventi del primo capitolo), mentre il gruppo di scimmie rifugiato oltre il Golden Gate continua pacificamente a prosperare sotto la guida di Cesare, ora anche padre di famiglia. Lo scontro, preannunciato, è inevitabile. La colonia di umani superstiti, guidata da Gary Oldman e Jason Clarke, a corto di energia, decide di riattivare la centrale idroelettrica situata in pieno territorio scimmiesco. Segue escalation di incomprensioni e  violenza da manuale del cinema di serie B: da un lato i soliti umani che sparano a qualunque cosa di un altro colore, dall’altro qualche scimmia ancora giustamente incazzata per tutti gli esperimenti subiti in laboratorio e che prima non si fida, poi decide di sabotare deliberatamente il già precario equilibrio stabilito fra i due gruppi. Il povero Cesare, che si fida ancora degli umani, vede crescere il malcontento nei suoi ranghi, ma sottovaluta il problema nonostante il lancio dell’hashtag #CesareStaiSereno da parte dell’infido Koba, sindaco di Firenze. E d’altra parte, non è che se ti chiami Cesare e fai il capo, la storia ci insegna, puoi stare molto tranquillo.

Non credo di spoilerare rivelando che, nonostante l’ultima inquadratura del film richiami elegantemente la prima nel vano tentativo di suggerire una certa compiutezza, Apes Revolution è un film – letteralmente – senza capo nè coda, piuttosto incomprensibile se non si è visto il primo film e ovviamente non conclusivo (non che me l’aspettassi). Non paga la decisione di cambiare tutti i personaggi umani (che sono scritti in maniera ancor più superficiale di quelli del primo episodio) nè quella di mostrare, a conti fatti, solo l’ennesima storia di incomprensione tra due popoli. Della bella storia di crescita interiore, tormento e hubris umana del film di Rupert Wyatt non c’è traccia: Apes Revolution è un film d’azione, e nemmeno troppo spettacolare. C’è troppa carne al fuoco, e niente si cuoce come dovrebbe: l’interazione delle scimmie con gli umani è scontata e non aggiunge nulla a quanto già visto nel primo episodio. La società delle scimmie inizia a “umanizzarsi”, nel peggiore dei modi, ma alla fine nessun personaggio ha un arco come quello, splendido,  riservato a Cesare nel primo capitolo. I personaggi principali del branco di Cesare sono gli stessi dell’altro film (Koba e Maurice) e l’unico personaggio aggiunto, il figlio di Cesare, non riesce mai a prendersi davvero la scena.

Il lavoro in mo-cap è eccellente, come al solito, ma la performance di Andy Serkis non è convincente come in altre occasioni. Colpa senz’altro di una sceneggiatura che riserva a Cesare una gamma limitata di espressioni: triste/nostalgico, incazzato, pensieroso. C’è poco da fare anche per uno come Serkis.

Apes Revolution non è un brutto film e ha anche qualche bel momento, ma soffre dell’effetto serie TV, per cui non dà mai la sensazione di essere qualcosa di diverso di un episodio interlocutorio di una storia in varie parti, e quindi di avere una propria dignità cinematografica. Non resterà nella storia,ma ingrosserà le fila dei sequel inutili de Il Pianeta delle Scimmie , come da tradizione. Non sembra possibile, poi, a meno di svolte consistenti nella trama, aspettarsi qualcosa di memorabile da una saga che già al secondo capitolo non sa dove andare a parare.

Ultimo appunto all’adattamento, come al solito pessimo, con scelte lessicali chiaramente sbagliate, frutto di traduzioni frettolose. Lavoro che delle scimmie ben ammaestrate avrebbero fatto senz’altro meglio.

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