The LEGO Movie

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Sì vabbè. Che vi aspettate da uno che come hobby ha l’animazione e i LEGO? Ho aspettato appositamente per essere sicuro della mia opinione.

Ormai il film è uscito da un po’, sbancando i box office di tutto il mondo al punto che Warner Bros ha già annunciato la data del sequel. Se non l’avete visto, probabilmente ricadete in una delle seguenti categorie di persone: quelli che non l’hanno visto perchè “dai, che cacata è un film sulle LEGO” (plurale femminile non casuale che denota colpevole ignoranza) , quelli che non vedono animazione (e vabbè), quelli che non l’hanno visto perchè lo hanno bollato come prodotto commerciale. Se l’avete visto, o siete fan LEGO, o avete figli da portare al cinema. O avete sbagliato sala.

Nel frattempo, FROZEN, il peggior film Disney dai tempi de Il Pianeta del Tesoro, ha preso due Oscar (entrambi totalmente immeritati) e incassato un fantastiliardo di paperdollari, condannando la produzione Disney/Pixar alla mediocrità per i prossimi cinque o sei anni. Vincere poi contro Miyazaki testimonia la bontà del giudizio dell’Academy. E’ come se l’Italia del Rugby vincesse contro gli All Blacks.

La mediocrità e la banalità di FROZEN fanno risaltare ulteriormente i pregi di The LEGO Movie, che di certo non è Miyazaki e certamente è un’enorme pubblicità al brand. Ma al contrario di altre cose simili (Transformers, tanto per non fare nomi), il pregio del film è essere riusciti a trasferire l’essenza dell’esperienza LEGO in un mezzo completamente diverso da quello di partenza, che attiene a sfere sensoriali diverse, che è fondato sull’interattività e sulla fisicità.

Intelligentemente, ciò che non era possibile replicare in un film è diventato la trama stessa del film: i personaggi sono essi stessi costruttori, divisi tra creativi e meri lettori di istruzioni e la minaccia che incombe sull’universo LEGO è legata alla perdita della capacità di assemblare pezzi tra loro. Tutto ciò, più una serie di gag fulminanti e riuscitissime, che portano l’altro elemento fondamentale legato al gioco con i LEGO: il divertimento. Non era un salto nel buio. L’approccio demenziale era già stato collaudato con successo nei corti a tema Star Wars e funziona anche con una storia originale, che nella sua semplicità e prevedibilità risulta godibilissima e capace di mettere in risalto e omaggiare tutta la “cultura” LEGO di fan e appassionati sparsi per il mondo, e di tutte le età: il personaggio dell’astronauta Benny è un regalo vero e proprio a quelli come me che hanno scoperto il fascino dei LEGO e dello spazio con i set Space degli anni Ottanta, dal design ingenuo e limitato dalla ridotta gamma di forme e colori disponibili all’epoca.

Ci sono chiaramente compromessi commerciali e non mi azzardo a definire The LEGO Movie una pietra miliare: è imperdibile sono per i fan (a chi giocava con i LEGO da piccolo un avvertimento: rischiate seriamente la ricaduta). Se tutti i film commerciali fossero però fatti con la stessa cura per i dettagli e lo stesso rispetto per il concept di partenza, la media sarebbe molto, molto più alta e magari avremmo persino qualche bel film da vedere e addirittura rivedere.

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