Una donna per amica

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ATTENZIONE: contiene spoiler (che però se siete andati a vedere questo film per la trama e non per la Casta, lo spoiler ve lo meritate)

Voi pensate che questo sia il solito agghiacciante filmetto italiano con la locandina sfondo bianco/titolo rosso, senza sceneggiatura, maschilista in maniera imbarazzante, ambientato d’estate nella località turistica di turno (tocca alla Puglia) anche se i protagonisti sono di tutta Italia (e anche fuori) tranne che locali, con scenografie, luci e ambientazioni che non c’entrano nulla con la trama e il tono del film.

E invece.

Dopo tre capitoli di Manuale d’Amore, Giovanni Veronesi non s’accontenta e ci fornisce, bontà sua, la Guida Galattica dei rapporti Uomo-Donne. Solo, non poteva chiamarla così. Né, come sarebbe stato più giusto, “Tira Più Un Pelo di Fica, Non Importa Se è Tua Amica”. Allora ricorre al trucco abusato ultimamente del titolo di una canzone popolare. Ma Veronesi è sottile, lascia indizi: la canzone di Battisti s’intitola “Una donna per amicO” anche perché per amicA, che volete avere, un camionista? Sarebbe, quello sì, materia da film. L’assurda banalità del titolo, nascosta nel dettaglio della declinazione, è il primo indizio che questo film contiene ben altro.

La storia è un episodio de Ai Confini della Realtà: De Luigi, che già mi sono dimenticato come si chiama nel film, ma che è sempre lo stesso personaggio di Love Bugs e qualunque altro film che abbia fatto, ha come migliore amica Laetitia Casta, che vive in Puglia non si sa perché, lavora con Valentina Lodovini, si tromba casualmente Virginia Raffaele e intrattiene rapporti amichevoli con Valeria Solarino. Ora, per la Legge della Conservazione dell’Energia, le leggi fondamentali dell’Elettromagnetismo, la legge di Murphy, la Grammatica Italiana, il Codice Penale, la Magna Charta, la Dichiarazione di Indipendenza e i principi base della Statistica è impossibile che un uomo di aspetto normale, mediamente simpatico e brillante interagisca con questo ammontare di gnocca contemporaneamente, potendone persino disporre a (quasi) piacimento. In realtà Veronesi usa De Luigi come Disney usava Pippo in quei famosi corti sulle manie dell’uomo moderno, solo che maschera il tutto con un abbozzo di trama.

Le quattro donne sono in realtà i Quattro Archetipi Fondamentali, i quattro passi in cui ogni uomo medio (e chi era Medioman infatti?) inciampa nella sua vita. Vediamoli uno per uno:

QUELLA IRRAGGIUNGIBILE – nel film, è Laetitia Casta

L’Irraggiungibile vi farà male, in maniera proporzionale a quanto vi illuderete, ma lo farà. Una volta entrata nella vostra vita, non potrà uscirne senza aver fatto danni irrecuperabili, danzando sulle vostre ossa rotte. Cambierà la vostra concezione di voi stessi, dei rapporti, delle donne, dell’amicizia, dei sogni. Senza neanche accorgersene. E’ Irraggiungibile perchè è la donna del vostro migliore amico, perché è troppo bella, perché è troppo stronza, perché è lesbica ma non lo sa ancora, perché deve partire dopo due settimane e non farà mai più ritorno. La scena più triste dell’intera cinematografia italiana è Laetitia Casta che dice a De Luigi: “Sposami”, e lo ripete più volte, e parla di occasioni da prendere al volo. La faccia di De Luigi quando capisce che per”sposami” l’IRRAGGIUNGIBILE intende solo “celebra le mie nozze ” (De Luigi è un assessore) è una pugnalata nel cuore di rara crudeltà. Ho fisicamente sofferto per lui. Con l’IRRAGGIUNGIBILE c’è sempre il momento in cui l’ultima illusione cade per sempre, e uno si sveglia come da un lungo sonno, incapace di contare il tempo passato a sperare, nel profondo di poterla raggiungere, l’anestesia finisce e inizia il dolore. (per approfondimenti, Alta Fedeltà di Nick Hornby). Sembra sempre a mezzo passo di distanza, ma non è mai a portata di mano davvero. E il peggiore degli errori è accontentarsi del ruolo di amico. E’ una tassa da pagare, meglio che capiti da piccoli, almeno si ha più margine di ripresa.

QUELLA PERFETTA – nel film, è Valentina Lodovini

Prendete la scena del film: sulle note di un’allegra musichetta retrò, De Luigi scopre le delizie della Lodovini (che sono a occhio e croce almeno una taglia in più di quelle della Casta), e i due piccioncini sono in tale sintonia con se stessi e l’universo da decidere e annunciare al mondo di voler andare a convivere. Neanche cinque minuti dopo l’annuncio, nell’adorabile Perfetta subentra la routine “ti_farò_ rimpiangere_tua_madre.bat” e scatta la trasformazione nella tipica frangicoglioni d’italica matrice che si lamenta di ogni cosa, pretende l’esclusività dei rapporti, la dismissione della capacità decisionale, il presidio sull’agenda e il controllo sulla Verità Assoluta. Perché quella Perfetta, si badi bene, non è quella giusta. Mai. Ovviamente, perché Perfetta lo appare solamente ai nostri poveri occhi, finchè l’incantesimo non è spezzato dalla convivenza o (nei casi peggiori) dal matrimonio, eventi che generalmente scatenano la routine di cui sopra – in alcuni casi la routine si scatena anche prima, ma dipende dalla predisposizione dei soggetti.

QUELLA SIMPATICA – nel film, è Virginia Raffaele

Talmente simpatica che a un certo punto inizi a pensare che sì, tutto sommato alla fine nella vita il buonumore conta più dell’aspetto (che poi da vecchie so’ tutte cessi comunque) e allora quasi quasi un tentativo lo puoi fare – soprattutto se si è già passati attraverso quella Perfetta e/o l’Irraggiungibile. Solo che poi quella simpatia si trasforma in intollerabile mancanza di femminilità, insostenibile leggerezza e subentra un’ingiusto fastidio nei confronti di una bella persona. L’effetto a lungo termine della Simpatica è svelare che anche noi, se messi nelle giuste condizioni, sappiamo essere degli stronzi da competizione, alterando per sempre e in negativo la nostra concezione di noi stessi.

QUELLA PROBLEMATICA – nel film, è Valeria Solarino

La sindrome della crocerossina, in versione maschile, esiste eccome: impossibile non cedere al fascino della Problematica, che inizialmente scambiamo per mistero e associamo a erotismo selvaggio. Si scatena il gene atavico della caccia, perché domare la bestia selvaggia è segno di virilità. E’ sempre questione di momenti. Se la Problematica si manifesta nel momento in cui abbiamo bisogno di affermare la nostra capacità di conquista, non c’è via di scampo. Le sue fisime sono scambiate per prove da superare per vincere il primo premio. Solo che le prove non finiscono mai, anche se il premio arriva (anzi, generalmente poi peggiorano) e l’imprevedibilità umorale ci lascia in uno stato di continuo terrore. L’effetto finale è che ci convinceremo per sempre che le donne sono tutte matte, senza distinzione.

Alla fine del percorso, che può essere più o meno lungo e denso (ma non accade in una settimana come a De Luigi nel film) avremo una diversa e peggiore concezione di noi stessi, penseremo all’amore come un problema e non come qualcosa di bello, e vedremo nel genere femminile un male necessario, il nemico invincibile, l’enigma della vita. La Guida Galattica di  Veronesi suggerisce la risposta, mascherandola abilmente da finale conciliante: prostrati, delusi e sconfitti, gli uomini diventano carne da riproduzione. La quinta e definitiva donna fondamentale a cui nessuno sfugge è La Madre dei Tuoi Figli.  Il De Luigi del finale è un uomo a pezzi: barba lunga, sonno atavico, esaurimento nervoso, rifiuto delle regole. La ragazzina con i capelli rossi (altra citazione nascostissima), intrigante surfista, si è trasformata nella madre di famiglia imbarazzata dal marito ed esaurita dai figli (e i ricci sono un lontano ricordo). Chi pensa che le donne non facciano mai squadra tra loro, deve osservare con maggiore attenzione il disegno globale. C’è un’intelligenza femminile collettiva che suddivide naturalmente le femmine in vari ruoli, con lo scopo  di addomesticare ogni singolo uomo e ridurlo nella condizione ideale per soddisfare istinti di maternità e desideri muliebri di famiglia. Voi pensate di essere sfuggiti a orde di ex fidanzate insane di mente e aver finalmente trovato quella giusta, in realtà erano tutte parte di un piano per farvi fessi e contenti.

La figlioletta di De Luigi e della ex riccia ex surfista mostra già i prodromi della stronzaggine, anche se non è chiaro ancora a quale categoria apparterrà (non alle Simpatiche di certo), perché le nuove generazioni sono sempre più precoci: la battaglia di De Luigi si è conclusa con la resa incondizionata (unico esito possibile, si badi bene), ma l’ingranaggio non si ferma di certo.

Giovanni Veronesi , evidentemente membro di una razza aliena superiore, è riuscito addirittura ad usare sua moglie per mandarci questo fondamentale messaggio cifrato. Grazie, Giovanni, la nostra generazione è segnata, ma magari in futuro qualcuno saprà far tesoro della tua lezione.

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