Saving Mr.Banks

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Io so sempre cosa dire

Mettetevi comodi perché sarà un post lungo.

Ho raccolto spesso critiche per la mia prolissità, così negli ultimi mi sono esercitato nella sintesi,  ma stavolta non è il caso. Ci sono pochi film che sono stati costantemente presenti nella mia vita. Mary Poppins è uno di questi. Racchiude tutto ciò che amo nel cinema: l’animazione, la musica, la fantasia, il technicolor, l’allegria, la recitazione brillante, l’avanguardia tecnica, Julie Andrews, i fratelli Sherman e David Tomlinson. Scrivo queste cose personali perché Saving Mr. Banks per me non poteva essere un film come un altro e in effetti mi ha fatto pensare parecchio.

C’era rischio dell’autocelebrazione non necessaria, l’ennesima ricostruzione stucchevole e farlocca di fatti realmente accaduti in modo diverso: è la trasposizione cinematografica della storia di una trasposizione cinematografica, e non deve sfuggire l’ironia. I dubbi della Travers sono quelli di chiunque veda la propria opera prendere un’altra forma e perdere parte della propri autenticità. Esattamente ciò che avviene prendendo fatti reali e rimontarli logicamente e temporalmente in modo che raccontino qualcos’altro.   

C’è molto mestiere e un po’ di furbizia: la difficile e lunghissima trattativa tra Walt Disney e P.L.Travers per la cessione dei diritti di Mary Poppins è storia nota e ovviamente, conoscendo già il risultato finale, si sorride parecchio nel vedere Emma Thompson nei panni dell’austera scrittrice puntare i piedi contro tutte le scelte già prese da Disney e soci (il casting di Van Dyke, la scelta del musical, gli inserti animati, il romanticismo tra Bert e Mary Poppins…). Fa tenerezza, è quasi ingiusto, oggi, raccontare la storia in questo modo: la Travers che tenta di imporre la propria Mary Poppins a Disney sembra una povera sciocca convinta che sia il Sole a girare intorno alla Terra.

A voler pensar male, inoltre, suona un po’ sospetto il tempismo con cui esce un film sulla storia di una cessione di diritti e sul modo in cui tali diritti sono stati utilizzati: la laboriosa trattativa con la Travers ha portato un capolavoro assoluto che la visione di Disney e dei fratelli Sherman, ai quali Saving Mr. Banks rende davvero giustizia, avevano già intuito dall’inizio. Ci vedo (ma forse è un problema mio) una risposta a chi critica le acquisizioni (e lo sfruttamento) dei diritti della Marvel e soprattutto di Star Wars: ricordate Mary Poppins? E quale versione ricordate? Il libro o il musical? E se Mary Poppins commuove da cinquant’anni generazioni di persone, il merito è proprio del signor Disney, che era pure uno squalo, ma prima ancora un genio visionario in grado di trasformare un buon libro in un film immortale.  

Ripeto, fa tenerezza: è difficile immaginare tra vent’anni un film su George Lucas che cede i diritti alla Disney in cambio di quattro miliardi di dollari, o Stan Lee preoccupato della sorte di Iron Man e Thor come la Travers lo era, sinceramente,  di Mary Poppins. Saving Mr. Banks è un film nostalgico su un’epoca persa per sempre, o comunque lontanissima da quella attuale, in cui Hollywood vive di trasposizioni (raramente memorabili), progetti studiati a tavolino, trilogie preconfezionate e film condizionati dal merchandising. E’ affascinante vedere cinque persone in una stanza discutere i dettagli di una sola scena di un film, il processo creativo dei fratelli Sherman, Disney e la Travers partorire Mary Poppins battuta per battuta, nota per nota. Se non siete in grado di mettere a fuoco i motivi per cui gli studios non sono più in grado di produrre film capaci di resistere alla prova del tempo e incantare milioni di persone, Saving Mr. Banks può aiutarvi.

Ripeto, c’è anche molta furbizia: la storia di Mary Poppins (film) è richiamata nella struttura di Saving Mr Banks. Come l’arrivo di Mary Poppins e delle sue magie riesce a sciogliere il cuore indurito del signor Banks, così la magia di Disney (e le medesime canzoni del film) scioglie infine il cuore della Travers, indurito da una vita distrutta da sensi di colpa e tragedie personali. Il parallelo è evidente, alcuni scambi di battute sono addirittura ripresi integralmente da Mary Poppins.   

Tutte queste riflessioni a parte, che però volevo condividere, Saving Mr. Banks. è un bellissimo film. Commovente, centrato, coinvolgente, equilibrato. Che la Disney ne ricavi senza sforzi della buona pubblicità  è una riflessione metacinematografica che non ha nulla a che vedere con la qualità del film. Vedere le fasi della lavorazione di Mary Poppins, per quanto romanzate, non ha prezzo e soprattutto il risalto che si dà al ruolo fondamentale dei fratelli Sherman è un merito da sottolineare: non solo autori geniali di una colonna sonora perfetta, ma creativi a tutto tondo.  

Non emerge dal finale del film, ma P.L. Travers detestò il risultato finale al punto da negare diritti sui sequel e pretendere trent’anni dopo che nessuno  coinvolto nella produzione del film fosse coinvolto nella versione teatrale (comunque basata sul film e prodotta dalla Disney), nemmeno gli Sherman. L’ultimo miracolo di Disney, che sarebbe morto pochi anni dopo l’uscita del film, è stato vincere la battaglia di nervi con la Travers e credere, ancora una volta, nella sua visione. Saving Mr. Banks racconta questo merito, ma cede l’onore della armi alla vita e all’integrità di chi Mary Poppins l’aveva creata e amata per prima.

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