A proposito di Davis

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Cantante Folk? Pensavo avessi detto che sei un musicista

Il mio primo film dei fratelli Coen è stato Mr. Hula Hoop : si parla di un’epoca remota, fatta di VHS di Panorama e videoregistratori programmabili con estrema difficoltà (vedi foto sotto). Il mio primo contatto diretto con il suolo americano era lontano ancora altri quindici anni, più o meno, ma le immagini della New York innevata e natalizia di quel film hanno certamente contribuito alla creazione del mio personale “mito americano”. Non sapevo nemmeno chi fosse Paul Newman, non sapevo niente di cinema, e forse proprio per questo il ricordo è così vivido. Non sapevo ancora che quando si battono strade diverse dalla Fifth Avenue, lontani dalle coste, tutti sembrano usciti da un film dei Coen e ogni panorama ha l’aria familiare e inquietante che si ritrova soltanto nella loro filmografia. Non è una questione di realismo, me ne rendo conto, tutt’altro, ma dai campi di lavoro di Fratello, Dove Sei? agli anni Novanta de Il grande Lebowski, la storia americana raccontata dai fratelli Coen risulta spietatamente coerente e illuminante. Se questa mia sensazione sia dovuta all’antico imprinting di Mr. Hula Hoop o alla reale abilità dei Coen a mettere su pellicola la realtà attraverso l’artificio del cinema, non lo so. Forse entrambe le cose.

MHH

Se i Coen fossero un supporto fisico, sarebbero certamente il VHS

Chi ricorda il finale di A Serious Man non  farà fatica a trovare qualche similitudine con quello di Inside Llewyn Davis (facciamo che il titolo italiano lo ignoriamo e basta). Qualcosa di enorme, inaspettato, inarrestabile sta per mettersi tra il protagonista e il suo destino. Che sia un collega destinato a toglierlo definitivamente dalla scena o una calamità naturale, è il modo che la vita ha per dirgli che non può farci niente. E che, la sua tragedia, vista dal di fuori, è anche piuttosto ridicola, soprattutto se la raccontano Joel ed Ethan Coen.

La scena folk del Village anni Sessanta e il Gaslight Cafè sembrano davvero usciti dalla copertina di The Freewheelin’: non va certo pretesa autenticità nella ricostruzione, così come non ci sono grandi similitudini tra Llewyn Davis e Dave Van Ronk, a cui i Coen pure si sono vagamente ispirati, se non quella che nessuno dei due è destinato a diventare grandissimo. Questo non è un film sulla musica folk, così come Fratello, Dove Sei? non era un film sulla musica country. La storia che raccontano i Coen, è quella di un destino avverso che aspetta sempre il momento peggiore (e pertanto cinematograficamente perfetto) per colpire ancora e più forte.

Llewyn Davis però non è un uomo che sconta un’atavica, ingiusta penitenza, un uomo buono ma mediocre tormentato dalla sfortuna. Al contrario: è un artista di grande talento, ma una pessima persona senza alcuna considerazione di amici e famiglia né rispetto per se stesso e viene – giustamente – punito. Il redde rationem coeniano arriva puntuale come raramente accade nella vita reale, ma è calato dall’alto da una mano beffarda, divertita nel tormentare Davis come un bambino tormenta un insetto. Tolta la bravura con la chitarra, sembra che Inside Llewyn Davis non ci sia granché. Oscar Isaac è un Davis magnetico e antipatico, destinato al fallimento come solo i migliori personaggi coeniani, intrappolato in una storia circolare splendidamente architettata.  E’ anche molto bravo nelle interpretazioni musicali, riuscendo a rendere perfettamente l’idea della malcelata frustrazione di Davis che sembra chiedersi, mentre canta, se il suo genio venga o meno percepito come merita.

In questa fase “matura” della loro carriera i Coen sembrano aver rinunciato agli espedienti che li hanno resi famosi e inconfondibili, in particolare a quel registro grottesco e fuori dagli schemi che ha fatto le fortune de Il Grande Lebowski. I Coen “post Oscar” sono riconoscibili da una visione sempre più cinica dell’esistenza umana, che non hanno più bisogno di mascherare dietro una facciata comica. A Serious Man e Inside Llewyn Davis (Il Grinta è un magnifico esercizio di stile e comunque non si pone di certo in contraddizione) sono film di un cinismo quasi cattivo, che si trasforma solo in umorismo nerissimo. La continuità con il materiale storico è garantita dallo splendido John Goodman, che attraversa il film come un lampo in una giornata di sole, e dalla struttura del film, che se ne frega di rispettare i canoni narrativi consolidati. Fatevi il favore di non aspettarvi una risoluzione e di non restare delusi dalla mancanza di un filo narrativo solido: i Coen sono i cantori del caos che ci investe e si fa beffe della nostra pretesa di controllo sulla vita, figuriamoci se dobbiamo aspettarci l’ordine nel mezzo cinematografico. A Inside Llewyn Davis manca forse la sequenza che si incastra nella testa  e certamente l’originalità necessaria ad essere considerato tra i migliori lavori dei suoi autori, ma è uno dei film più interessanti degli ultimi tempi e testimonia che i fratelli Coen sono ancora un punto di riferimento imprescindibile per raccontare l’America, la vita e soprattutto cosa differenzia l’una dall’altra.

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