Don Jon

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E’ un po’ di tempo che faccio fatica a scrivere. Forse ho solo detto quello che volevo dire sul cinema e non trovo modo di essere originale. Un po’ sono i film, che mi ispirano sempre meno, un po’ sono stanco per via del lavoro. Un po’ non mi va di andare al cinema, perché bisogna sempre combattere i mulini a vento della maleducazione altrui, di gente che al cinema va perché i parrucchieri e le palestre ormai sono chiusi e a casa il silenzio li mette a disagio. Allora vengono con i loro smartphone che non si scaricano mai e le loro unghie dell’anulare diverse a rompere il cazzo a me che volevo solo vedermi il film. In tv, questa gente ha ormai preso il largo, dopo i precursori tronisti di Maria, sono arrivati i cafoni definitivi di Jersey Shore, che già fanno tendenza negli strati sociali che non dispongono di sufficiente senso critico.

Sarebbe facile dire che Don Jon racconta i cafoni del ventunesimo secolo, perché è ovvio, mentre secondo me uno come Joseph Gordon-Levitt, icona di stile e sinonimo di personaggi educati e adorabili, uno che non rosichi se Bruce Wayne passa a lui e non a te il mantello, difficilmente si brucia l’opera prima per fare il verso a  Jersey Shore, violentando la propria immagine per trasformarsi in un rozzo palestrato italoamericano.

Jon “Don” Martello trascorre la sua beata esistenza tra palestra e discoteca, si porta a casa una ragazza a sera, va tutte le domeniche a Messa e a pranzo con la famiglia. Jon Martello ha un segreto: è un pornomane. Nonostante non abbia problemi con le ragazze, preferisce sempre un bel porno su Internet, che gli garantisce un’esperienza molto più appagante di qualunque reale rapporto sessuale. La sua vita semplice e tranquilla entra in crisi quando inizia una relazione monogama con la bellissima Barbara (Scarlett Johansson, finalmente in un ruolo adatto al suo aspetto volgare) e si accorge che nemmeno la donna (che sembra) perfetta è meglio di una sessione su youporn.

 Il film espone due concetti interessanti: il primo, il confronto tra due generazioni di persone semplici, che mostra con grande lucidità che le similitudini sono maggiori delle differenze e che di fatto essere indotti al matrimonio (trent’anni fa) e essere indotti al sesso occasionale (oggi) sono effetti della stessa causa: l’incapacità di pensare e scegliere e la mancanza di cultura e sensibilità che il contesto sociale finge di criticare e invece sfrutta. La trovata del confessionale è meravigliosa, in questo senso.

L’altra idea vincente è quella di mettere sullo stesso piano (ma io lo dico da tempo) il porno e le commedie sentimentali più banali come elementi che distorcono la realtà presentando rispettivamente a uomini e donne dei modelli non realistici di rapporti di coppia, che conducono ad una latente, imperitura insoddisfazione, alla vana ricerca di diverse, ma entrambe inesistenti, tipologie di happy ending. Insomma, Jennifer Lopez e Jenna Jameson hanno le stesse responsabilità nell’ infelicità degli ignoranti.

Mostrando le persone più banali che si possano incontrare, Gordon-Levitt ribalta con forza tre luoghi comuni: che oggi si sono persi i valori di una volta, che il porno sia la forma peggiore possibile di intrattenimento e che alle persone buone accadono cose buone. Gordon-Levitt mette al centro del suo film una persona semplice, ma che non ha possibilità di riscatto. Può liberarsi del porno (forse) ma non di tutto il resto e il meglio che può capitargli – ma succederà solo in un film – è un incontro casuale che gli aprirà un po’ la mente. Non c’è parabola salvifica, non c’è il talento nascosto che lo eleverà. Don Jon sarà sempre il primo degli ultimi, destinato a diventare suo padre e poi suo nonno senza essersi mai chiesto se c’era un’alternativa.

Il montaggio sincopato mantiene un ritmo altissimo e conferisce al film un’ironia amara che aiuta ad entrare in empatia con personaggi che di interessante hanno poco e niente.  Don Jon non vuole sdoganarli nè tantomeno indicar loro la via verso la verità: è un film di rara cattiveria soprattutto perchè non parla solo degli appariscenti cafoni col doppio taglio, ma di tutti quelli che non si pongono mai domande, si accontentano, si lasciano imporre modelli di comportamento, seguono ideali fasulli di vita insieme a persone con cui condividono solo la mancanza di autenticità.

Don Jon è un film originale e divertente, ed è la prova definitiva del talento di Joseph Gordon-Levitt. E’ un’opera prima di una maturità impressionante, che dimostra una padronanza dei mezzi tecnici e artistici non comune. Da vedere.

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