Sole a Catinelle

Sole_a_catinelle_poster_ufficiale

Fa ridere. Il problema (?) è che fa ridere come fa ridere un bambino di tre anni che dice una parolaccia. Fa ridere come la classica buccia di banana o un cucciolo che si rincorre la coda. Non c’è umorismo, non c’è intelligenza dietro nessuna delle battute, la costruzione della gag è ridotta al minimo, in qualche caso addirittura già vista nei film precedenti (che sono due, non venti…). Ma fa ridere, soprattutto se non si è visto il trailer dodici volte come è successo a me, che mi sono cappottato dalle risate la prima volta, ho ridacchiato la seconda e alla tredicesima, cioè durante il film, non ho avuto alcuna reazione e anzi mi sono anche un po’ rotto le palle.

Sole a Catinelle, con le sue troppe canzoncine demenziali e la sua storiella cretina sull’ottimismo è un deciso passo indietro nella filmografia di Checco Zalone, che ci aveva abituato a qualcosa di più originale e politicamente scorretto. Al terzo film, che batte tutti i record di incasso, Luca Medici in arte Checco Zalone sembra aver dimenticato il lato iconoclasta del suo personaggio, disinnescando completamente la carica satirica che aveva e lasciandolo solo in mezzo alle sue smorfie, col pilota automatico inserito. Tanto la gente ride pure quando non fa ridere, perchè arriva da casa che deve ridere e quindi ride comunque.

Si ride di lui e non più per mezzo di lui, è questo è un peccato. E’ come passare da un film di Sordi a uno di Totò (perdonatemi davvero entrambi i paragoni): col secondo magari si rideva anche di più, ma solo perchè Totò era bravissimo ad essere divertente, non per merito del film. Le gag si potevano (e si faceva, in effetti) trapiantare da un film all’altro senza problemi: una volta definito il contesto tanto per dare al film un titolo, bastava puntare la macchina da presa sul Principe de Curtis e lasciarlo andare.

L’altra cosa che mi fa pensare è che un successo del genere non è esportabile (come Totò, appunto, con l’aggravante che Zalone fa un film ogni due anni e Totò ogni due mesi): è ossigeno per il cinema italiano, ma non è utile a costruire un’industria o un mercato estero. Altro paragone che mi viene in mente è Quasi Amici, che è un film di una paraculaggine e di una banalità irritanti, ma è divertente perchè è scritto bene, realizzato con cura e con attori veri, non perchè c’è il comico del momento che indovina il tormentone nazionalpopolare. Incassa tantissimo ovunque e fa vendere in automatico qualunque film con gli stessi attori per almeno due anni. Togliere Checco Zalone da Sole a Catinelle significa non avere più nulla (anzi resta tutto il pressapochismo della produzione, dal poster in poi), mentre togliere Omar Sy da Quasi Amici significa avere certamente un altro film, ma ugualmente scritto bene, ugualmente vendibile…non sono certo questioni che si possono imputare a Zalone o al pubblico, sia chiaro. E’ che mentre mi annoiavo in sala a qualcosa dovevo pensare e ho pensato a questo.

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