Questione di Tempo

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Cose che ho capito grazie al cinema: per rimorchiare facilmente Rachel McAdams devi avere una tara genetica che ti permetta di viaggiare nel tempo. Dopo The Time Traveller Wife (con Eric Bana) e Midnight in Paris (con Owen Wilson), Questione di Tempo di Richard Curtis, in cui è l’ignara compagna del viaggiatore temporale Domnhall Gleeson. Quindi, riformulando, non penso di poter rimorchiare facilmente Rachel McAdams, a meno che, come tara ereditaria, non si accontenti per una volta dell’alopecia.

A quanto pare, sono l’unico a cui è piaciuto senza riserve I Love Radio Rock, quindi probabilmente Richard Curtis, con il suo garbo e la sua capacità di scrivere personaggi secondari meravigliosi, è una mia tutta personale debolezza. Insieme a quella sui film riguardanti i viaggi nel tempo. Questione di Tempo è un film di Richard Curtis sui viaggi nel tempo, o comunque la cosa che più vi si avvicina. Si potrebbe anche definire il remake di  The Butterfly Effect o Ricomincio da Capo in versione Curtis: al posto di Bill Murray, Domnhall Gleeson, che sostituisce anche Hugh Grant come homo curtisiano, affascinante ma impacciato al punto giusto che tu non riesci ad odiarlo nemmeno quando con irreale naturalezza conquista Andie McDowell , Julia Roberts (Hugh Grant negli anni Novanta) o Rachel McAdams,  che già di suo è sensibile al fascino dei crononauti.

Questione di Tempo esplora un concetto sempre affascinante: come sarebbe la vita se potessimo tornare indietro e sistemare le cose. Non tutte le cose dell’umanità, solo le nostre. Nessuna spiegazione scientifica: una tara ereditaria, un potere di ripercorrere i ricordi e rivivere il passato, modificando il corso delle cose. Le ripercussioni dell’effetto farfalla si fanno sentire solo nella seconda metà del film, e per un motivo ben preciso, che ha a che vedere con il senso della storia (pertanto niente spoiler). Fino a quel momento… Cosa fa un single con il potere di tornare indietro nel tempo? Cerca di rimorchiare e se non ci riesce, ci riprova, la stessa sera e con la stessa persona. A tempo perso, sistema le cose che non vanno nella sua vita. E’ quello che fa Tim Lake (Domnhall Gleeson) quando suo padre (Bill Nighy, sempre fantastico) gli rivela il potere di famiglia, finchè non incontra Mary (Rachel McAdams), che diventa l’amore della sua vita (non senza qualche falsa partenza prontamente aggiustata in corsa da Tim). Questione di Tempo però inizia davvero dove tutti gli altri film finiscono, raccontando cosa accade durante il “vissero sempre felici e contenti” . Altro merito del film è certamente quello di evitare i luoghi comuni schivandoli sempre all’ultimo istante, dimostrando un’attenzione alla scrittura rara per una commedia romantica e utilizzando un meccanismo che riesce a sorprendere lo spettatore in più di un’occasione. Il pilota automatico è disinserito, per fortuna.

 La visione semplicisticamente romantica della vita che Richard Curtis ci ha mostrato in Quattro Matrimoni e un Funerale si è fatta più complessa, pur senza rinunciare al suo romanticismo. Quello che interessa a Curtis non è, e non che ci fosse alcun dubbio, costruire un incastro quadrimensionale inattacabile, bensì raccontare il ruolo del tempo nella nostra vita e come il suo ineluttabile scorrimento ci metta prima o poi di fronte al concetto della mortalità. In maniera molto intelligente, Curtis lega i due estremi della vita, nascita e morte, come momenti fondamentali con i quali misurare la nostra capacità di amare (in senso più ampio rispetto all’amore di coppia) e accettare che tutto sia parte di un processo naturale che nemmeno le tare ereditarie che eccitano Rachel McAdams possono arrestare. Con la consueta ironia, il regista inglese ci fa invidiare il peculiare dono dei maschi della famiglia Lake per dirci l’opposto: è nel momento in cui capiamo che ogni istante ha valore perchè è irripetibile che la felicità e il dolore della vita diventano due aspetti in armonia e non in contrasto tra loro.

In tutto ciò, non mancano matrimoni (molti meno di quattro), funerali, pioggia battente e canzoni pop: l’intero scibile curtisiano al servizio della sua storia più ambiziosa, forse il suo testamento artistico.

Richard Curtis mi ha sempre divertito negli anni, ma stavolta mi ha davvero emozionato. Da non perdere.

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