RUSH

rush_ver2

Andavo a centallora per veder la bimba mia yeh yeh yeh, yeh yeh yeh

Se Ron Howard fosse stato Fonzie, non avremmo avuto film come Apollo 13, A Beautiful Mind, Cinderella Man (You’re the champion of my heart!”), Frost/Nixon e RUSH. Ne sono sicuro.

Invece Ron Howard è Richie Cunnigham. Quindi bisogna capirlo: sei roscio e con la voce stridula, sei finalmente riuscito a farti amici due (uno più roscio e più brutto di te, l’altro con  la faccia da bambacione) che ti fanno sembrare il più fico di Milwaukee, e nella tua vita (e nella tua casa!), arriva Arthur Fonzarelli, detto Fonzie. Uno che fa partire i jukebox a pugni e salta gli squali con gli sci d’acqua. Squali.

E’ inevitabile che poi finisci a fare film su gente magari un po’ sfigata che arriva dove non avrebbe mai pensato di arrivare. Tipo sulla Luna, al premio Nobel, o contro un muro al Nurburgring o ad un titolo di campione del mondo impensabile se non avesse piovuto quel giorno al Nurburgring. Storie vere, ma non vere vere, solo un po’, raccontate in modo che siano di ispirazione per tutti i Richie Cunningham di Milwaukee e provincia.

Mettiamola così: in un film di Ron Howard sulla vita di Ron Howard, Ron Howard sarebbe Fonzie, e diventerebbe Stanley Kubrick o Steven Spielberg, e non sarebbe roscio e non sarebbe pelato e non avrebbe il riporto. Ma comunque il film si definirebbe “tratto da una storia vera”. Se non vi crea problemi, RUSH per voi sarà il film dell’anno.

In RUSH, il Fonzie della Formula 1 (James Hunt) sfida il Richie Cunningham dell Formula 1 (Niki Lauda), nella drammatica (quella vera, non quella del film, che pare un tg) stagione automobilistica del 1976, con gli esiti che tutti sappiamo perchè il bello dei film tratti da una storia vera è questo: ci si può prendere licenzepoetiche su tutto, meno che sul finale, anche se sei Ron Howard. Sarebbe l’unica cosa interessante, cambiare il finale. E invece. C’è anche il Potsie Webber della Fomula 1, Clay Regazzoni, interpretato dai baffi di PierFavino, che anche per quest’anno si porta a casa il premio “Italiani a Ollivùd”.

La recensione è su filmscoop 

richie_sigla

Annunci