Kick-Ass 2

KA2

I hate reboots

La notizia del casting di Ben Affleck nel ruolo di Batman ha provocato lo sdegno del mondo dei nerd, neanche fosse stato chiamata Anna Tatangelo a mettere mano alla Nona di Beethoven. Ben Affleck sarà Batman nel sequel di un film di merda (Man of Steel) che, probabilmente, sarà altrettanto inguardabile. Un attore inespressivo dovrà recitare con una maschera quasi integrale… quali danni potrà mai fare, mi domando, alla brillante sceneggiatura (visti i precedenti) scritta da Nolan, Snyder e gli altri… Qualcuno lo spieghi ad orde di disadattati che pensano di possedere la verità rivelata su come dovrebbe essere un film su Batman, il finale di Lost o l’Episodio VII di Star Wars.

La violenza verbale usata in certi commenti letti in rete – soprattutto se rapportata al fatto che si tratta solo dell’annuncio di un casting – fa pensare che Kick-Ass 2 non sia solo il miglior film di supereroi dell’anno (ci vuole pochissimo), nonchè uno dei miglior sequel più o meno dai tempi di X-Men 2 ( e anche qui ci vuole pochissimo), ma è anche un riuscitissimo ritratto in chiave grottesca della generazione nerd e dei suoi eccessi demenziali. Hit-Girl, Kick-Ass e Red Mist (che cambia il suo nome in MotherFucker in questo sequel) sono la rappresentazione del disagio adolescenziale, con Kick-Ass (Aaron Johnson) al centro di una scala di dissociazione dalla realtà che va dall’eccesso di Hit-Girl (Chloe Grace Moretz), incapace di vivere la propria adolescenza in maniera spensierata a causa dell’addestramento militare ricevuto dal padre, all’eccesso opposto, quello di MotherFucker (Christopher Mintze Plasse), ovvero il delirio di onnipotenza e la totale mancanza di razionalità. Tutti e tre sono incapaci di integrarsi nel contesto sociale a cui appartengono e tutti e tre devono utilizzare un’identità segreta per dare un senso alla propria esistenza.

Kick-Ass 2 adatta e condensa materiale dall’omonima graphic novel  e dallo spin-off dedicato a Hit-Girl di Mark Millar e John Romita Jr., per dare un ruolo centrale anche in questo film a Chloe Grace Moretz. La scelta è vincente sia perchè la Moretz è bravissima nel dare spessore e credibilità al personaggio che maggiormente richiede sospensione dell’incredulità, sia perchè in questo modo il peso che hanno i tre personaggi principali e le loro storie è meglio bilanciato che nel fumetto. Privo della forza della premessa geniale del primo episodio, Kick-Ass 2 (fumetto) si rivela una prosecuzione della narrazione piuttosto scontata, senza momenti particolarmente brillanti, basato su un paio di scene forti inusuali per un fumetto che sono state espunte dal film, in cui sarebbero risultate certamente meno scioccanti, e anzi addirittura trasformante intelligentemente in gag comiche.

La forza di Kick-Ass 2 è sicuramente nelle tre interpretazioni principali: Chloe Moretz e Aaron Johnson sono in costante crescita e a loro agio in qualunque ruolo, ma mi ha colpito in particolare Christopher Mintze-Plasse: MotherFucker è uno splendido coglione, fa tenerezza e allo stesso tempo vorresti gonfiarlo di botte: il nerd definitivo, insomma. La trama è secondaria, ma gli aggiustamenti apportati in fase di adattamento rendono Kick-Ass 2 un film sulla fine dell’adolescenza: tutti e tre i protagonisti sono costretti ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni sconsiderate e , in una parola, crescere. Mentre si vestono da idioti e si gonfiano di botte, s’intende. Non è il nuovo Stand By Me, ovviamente, ma di questi tempi qualunque tentativo di dare un significato ad un film del genere va quantomeno segnalato. L’intrinseca assurdità della storia, che genera naturalmente diverse sequenze comiche, non stride con i molti momenti drammatici e per questo va lodato il lavoro di scrittura e regia di Jeff Wadlow, che ha sostituito Matthew Vaughn (rimasto nelle vesti di produttore).

La colonna sonora è un valore aggiunto: impagabile, ad esempio, l’utilizzo di When The Saints Go Marchin’ In durante la scena del raid di Justice Forever, il “supergruppo” guidato dal Colonnello Stars and Stripes – un discreto  Jim Carrey . Anche in questo caso, come nel primo film, la scelta di un commento sonoro che sdrammatizzi e accentui il lato grottesco della scena, invece di tentare di “caricarne” l’impatto emotivo, è vincente ed intelligente: ci ricorda che siamo andati al cinema per divertirci e soprattutto che ci stiamo riuscendo.

Kick-Ass 2 è la dimostrazione che anche per un film di puro intrattenimento si può ancora scrivere una scenggiatura intelligente, si possono scegliere gli attori giusti e si può confezionare un prodotto soddisfacente sotto ogni punto di vista, che non accetta di sedersi sul successo del primo episodio o su quello del materiale originale. E’ un sequel che sta in piedi da solo, è un film con una propria dignità ed è il capitolo centrale di una trilogia che non soffre della sindrome dell’intermezzo. Solo per questo andrebbe visto.

Un’ultima cosa: I believe in Ben Affleck.

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