Monsters University

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C’era una volta la PIXAR.

Suppongo sia andata così: al momento della firma per la cessione della compagnia alla Disney, John Lasseter è stato incappucciato, legato e portato via, sostituito con un animatronic realizzato ad hoc dagli ingegneri di DisneyWorld. Il rubicondo Chief Creative Officer della Disney è in realtà un pupazzo elettronico che viene attivato quando c’è da rilasciare interviste e poi rimesso nell’armadio, mentre gli azionisti nuotano nei ricavi come Zio Paperone. Il genio creativo responsabile dei migliori film del decennio scorso è stato fatto sparire per sempre, forse rinchiuso in uno scantinato, costretto a vedere dalla mattina alla sera scempi come Shark Tale e Il Pianeta del Tesoro.  George Lucas secondo me l’ha capito in tempo, e infatti ha mollato baracca e burattini senza pretendere di essere coinvolto, che tanto se sostituiscono lui con un pupazzo anche di cartapesta non se ne accorge nessuno.

E questa è la spiegazione più razionale che sia riuscito a trovare. Da quando Disney ha comprato la PIXAR, pur avendo Lasseter preso le redini creative dell’intero gruppo, la qualità dei film PIXAR è crollata di colpo: se Cars 2, Brave e Monsters University sono i tre peggiori film dell’intera produzione,persino al di sotto dei film Disney (Rapunzel, Ralph Spaccatutto) dello stesso periodo,  non può essere un caso.

Intendiamoci: Monsters University non è un brutto film. Mike e Sully sono due personaggi meravigliosi, meglio di Woody e Buzz, e rivederli è un enorme piacere. L’uscita di Monsters Inc., nel 2000, ha segnato l’inizio di una serie di capolavori, definendo lo standard per l’animazione del nuovo secolo. Per fargli perdere l’Oscar c’è voluto Shrek (il primo). Se Toy Story e A Bug’s Life erano due film a loro modo sperimentali, con Monsters la PIXAR ha mostrato fino in fondo, per la prima volta, di cosa fosse capace: inventare mondi paralleli ma familiari, creare personaggi incredibili ma umani, realizzare film originali, divertenti, indimenticabili. Sembrava non potesse finire mai.

I migliori film PIXAR sono riusciti a coniugare sostanza, emozione e creatività: Monsters University è diviso nettamente in tre parti, ognuna delle quali possiede una sola di queste qualità. Sono tre mini film giustapposti, come una sessione di brainstorming diventata frettolosamente un film: nella prima parte, vediamo l’arrivo di Mike e Sully all’Università dei Mostri, la facoltà di Spavento e la versione “mostruosa” della vita nel campus. Nella seconda parte, quella più movimentata, ci sono i giochi universitari che vedono la squadra sgangherata di Mike e Sully farsi strada contro ogni pronostico e infine, nell’ultima parte, con la prima incursione dei due nel nostro mondo, arriva un po’ di sostanza, arriva la trama e la migliore scena del film, l’unica vera “scena PIXAR”. Dieci anni fa, questa sceneggiatura sarebbe stata scritta, strappata e riscritta da capo fino ad arrivare alla perfezione. Proprio come è accaduto per il primo Monsters. Se però la risposta di DreamWorks è un incrocio tra Cars e Ratatouille (Turbo) invece di Shrek, è facile rendersi conto che lo stimolo creativo si è esaurito per tutti, da un pezzo, e dobbiamo accontentarci di farci quattro risate con due vecchi amici. Va benissimo.

Non è idiosincrasia da sequel (Toy Story 3 si sta rivelando un fardello molto pesante), né che fosse meglio il primo: è che Monsters University non la versione PIXAR di un college movie, è la versione DreamWorks di un film PIXAR. Una serie di gag riuscite, una trama quasi inesistente, personaggi secondari inutili e pilota automatico su tutto il resto: quando abbiamo scoperto perché i mostri spaventano i bambini, siamo rimasti tutti a bocca aperta. La paura come fonte di energia, l’impiegato del mese, le porte magiche, l’abominevole Uomo delle Nevi (“io? Abominevole?”) esiliato nel nostro mondo, i titoli di coda con la recita aziendale: troppa grazia per un film solo, sembrava incredibile e a distanza di tanti anni ancora lo sembra. Vedere tutte quelle idee ridotte ad un filmetto senza capo né coda, quasi un collage di corti, fa quasi rabbia: sfido a ricordarvi una sola battuta del film appena usciti dalla sala. Se resterete a bocca aperta durante Monsters University , sarà solo per uno sbadiglio.

Ah, e come se non bastasse, l’anno prossimo c’è Nemo 2. A questo punto spero che il vecchietto di UP sia morto nel frattempo.

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