Wolverine – l’immortale

TheWolverineTheatricalPoster

 

Sceneggiatura di Wolverine L’immortale

Autore: Giovanni , 11 anni, Seconda B. *

Facciamo che all’inizio Wolverine era rimasto da solo, perché aveva ucciso Fenice ed era triste. Poi allora un suo vecchio amico gli diceva: ehi Wolverine, mi dai il tuo fattore rigenerante che io sto per morire e invece tu vorresti morire ma non puoi, un po’ come quelli che stanno guardando il film? Allora Wolverine gli dice no, perché aveva visto la dottoressa bionda e aveva pensato qui si tromba, o la bionda o la giappa o la cozza punk, ma una la punisco  entro mezz’ora di film e mi serve il fattore rigenerante che me so’ dimenticato il Cialis nello Yukon.

(spoiler alert) Allora poi Wolverine perdeva il fattore rigenerante perché gli avevano messo un ragno sul cuore, ma alla fine lui riesce a togliersi il ragno dal cuore e recupera il fattore rigenerante, che però non era con il ragno che volevano toglierglielo ma con un’armatura che gli trapanava gli artigli e glielo poteva succhiare via dalle ossa.  (fine spoiler alert)

Però alla fine Wolverine vinceva.

Wolverine – L’immortale (The Wolverine) mi ha fatto finalmente capire cos’è che non va con questi film. Oltre a sceneggiature scritta da una classe di bambini con difficoltà d’apprendimento e precoci problemi con l’alcol, s’intende. Il problema è che manca completamente la sensazione dell’esperienza cinematografica, l’essenza del brivido di essere rapiti, trasformati, ingannati da qualcosa di mai visto prima: quello a cui si assiste è invece un lunghissimo, stanco, serial a puntate di cui non ci importa più nulla da tempo (con gli X-Men siamo alla sesta puntata in tredici anni, si sarebbe rotto il cazzo anche un monaco tibetano). Una fastidiosa sensazione di incompiutezza accompagna anche Wolverine L’Immortale, che serve (serve?) da raccordo tragli eventi di X-Men – The Last Stand, raccontando come se la passa Wolverine dopo aver ucciso Jean Grey (non benissimo) e Days of Future Past dell’anno prossimo, con una scena durante i titoli di coda che riporta in scena due personaggi molto importanti.

L’invulnerabilità di Wolverine era uno dei tanti punti deboli del primo film: se a metà di un prequel il protagonista diventa invincibile, il caro vecchio pathos va a farsi benedire e tutto il resto è noia. Per il sequel c’erano quindi due possibilità: scrivere una sceneggiatura decente (figuriamoci…) oppure togliere di mezzo il fattore rigenerante per buona parte del film, contando sul fatto che il pubblico medio non avrebbe fatto caso al fatto che – ad esempio – le ferite provocate dalla fuoriuscita degli artigli dovrebbero restare aperte, se non interviene il gene mutante a richiuderle. Ma è un film su un mutante canadese con gli artigli, non la Critica della Ragion Pura, quindi sorvoliamo.

La contorplicazione della trama prevede dunque che un vecchio giapponese salvato da Logan a Nagasaki, ormai in punto di morte, offra al mutante depresso la tecnologia delle sue imprese per spegnere il potere mutante (cosa resa già possibile alla fine di X-Men 3, direbbe Kant, ma che ce frega). La supercazzola di assurdità che segue da questo punto in avanti è sconcertante e, come se non bastasse, i personaggi scelti per i ruoli secondari sono forse i meno interessanti di tutto il ricco Creato mutante della Marvel (Viper e  Yukio ???), per di più malamente reinterpretati (e doppiati di merda, aggiungo).

La storia d’amore tra Logan e Mariko è un plot device poco credibile per far tornare a  Wolverine la voglia di combattere. Sia chiaro: non è l’amore di Mariko a fargli elaborare il lutto della perdita di Jean Grey (anche perchè il confronto tra le due è impietoso). E’ l’incazzatura che gli prende perché la tipa, appena  conosciuta e non ancora castigata, inizia subito a scassare le palle con le ex (classico…), chiedendo insistentemente al povero Wolverine, che parla nel sonno, “Chi è Jean?” “Vi sentite ancora? ” “Da quanto vi siete lasciati?” “Ma che ce l’hai amica su Facebook?” , in ossequio al Primo Teorema di Altieri sulle donne: “All’inizio sono tutte fiche e simpatiche, poi scopri che sono donne”.

Il piano criminale per rubare i poteri a Wolverine è un completo nonsense che si contraddice da una scena all’altra, le abilità fisiche e le motivazioni dei singoli personaggi cambiano a seconda delle esigenze di copione, le scene d’azione sono poche e non certo indimenticabili (tra l’altro al regista James Mangold non hanno comunicato che il film sarebbe stato in 3D, evidentemente): nonostante ciò, grazie anche alla performance di Hugh Jackman, il miglioramento rispetto al precedente “a solo” è talmente evidente che sembra quasi (QUASI) di guardare un film decente. Un film decente in cui l’unica scena degna di nota è posta durante i titoli di coda.

Come accade per Johnny Depp e Robert Downey Junior, una singola interpretazione riuscita non può salvare un film intero ( o un episodio di una serie), e Wolverine L’Immortale è solo un intermezzo per lunghi tratti dimenticabile e superfluo tra due film degli X-Men. Se il vostro fattore rigenerante resiste o se avete dimenticato anche voi il Cialis nello Yukon, si può comunque vedere.

* a 11 anni scrivevo ovviamente molto meglio di così, avevo perfetta padronanza della consecutio temporum e consapevolezza che non puoi raccontare storie prive di logica interna. Potevo lavorare a Hollywood tranquillamente.

Grazie a http://www.filmscoop.it (dove trovate anche una recensione seria)

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