Pacific Rim

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Se dalla Terra nascerà/ la forza che ci attaccherà/ noi restiamo tutti con te/ perché tuuuuuu tu sei Jeeg

E questa qui su, in corsivo, a grandi linee è la trama di Pacific Rim, oltre che la gloriosa sigla di Jeeg Robot d’Acciaio. I Jaeger sono i robot pilotati dagli esseri umani, i Kaiju sono i mostri alieni che arrivano da un portale interdimensionale aperto in una faglia delll’Oceano Pacifico.  Se non vi siete mai chiesti perché i Micenei inviassero un robot alla volta contro Mazinga Z invece di cinque, o se non vi siete mai fatti troppi problemi sul fatto che ogni volta che si trasformava nella testa di Jeeg, Hiroshi distruggesse una motocicletta, allora non vi farete troppi problemi con tutte le assurdità narrative che Guillermo Del Toro è riuscito a concentrare in questo film, dichiarato omaggio ai film giapponesi su Godzilla, Gamera e mostri vari con i quali è cresciuto. Si tratta semplicemente di accettare le regole del gioco: i robot si pilotano in due (il messaggio qui poi non è molto sottile: i cinesi devono pilotare in tre, Idris Elba ci riesce da solo… la battuta fatevela da soli), i Kaiju arrivano uno alla volta, come da tradizione, i governi nazionali hanno deciso senza alcun motivo vero di chiudere il programma Jaeger a causa di qualche insuccesso di troppo ma le soluzioni alternative sono – ovviamente – demenziali, così che gli Jaeger possano giocare il ruolo dell’ultimo, vero baluardo contro l’estinzione della razza umana.

Perché il pilota con l’uniforme blu guidava il Leone Rosso di Voltron e quello con l’uniforme rossa il Leone Nero? Vai a capire. Io queste domande me le facevo anche a quattro anni, ma non mi impedivano certo di godermi lo spettacolo. Non sono infatti le incongruenze a rendere Pacific Rim l’ennesimo dimenticabile tentativo di lasciare un segno nel cinema di intrattenimento, quanto la necessità di ripercorrere tutti ma proprio tutti i luoghi comuni idioti dei film americani, dal discorsone prima della battaglia finale, alla morte apparente del protagonista, alla figura dello scienziato nerd disadattato incompreso, all’umorismo yankee che non fa ridere nemmeno i quindicenni, alle sbruffonate da dire prima di farsi saltare per aria. Nemmeno Del Toro è in grado di sottrarre il suo film a queste logore macchiette e questo la dice lunga: i due Hellboy erano tutt’altra cosa e nessuno mi toglie dalla mente che nelle mani di un regista asiatico qualunque Pacific Rim sarebbe stato un fottuto capolavoro, sarebbe stato il film definitivo su mostri e robot.

Le scene di combattimento sono peraltro splendide: la prima, che apre il film, e quella ad Hong Kong sono quanto di meglio visto di recente al cinema. Si capisce perfettamente il senso dell’azione senza che nulla sia tolto alla spettacolarità e alla maestosità dei kaiju e degli jaeger, alla faccia dei Transformers di Micheal Bay, per esempio, che non potevano contare nemmeno sull’elemento umano (che fa tutta la differenza del mondo). Il design dei mostri e dei robot è curato e riuscito, ed è un peccato vederne così pochi. In compenso, Del Toro deve farci sorbire tutto il flashback della giapponese culona, Ron Perlman infilato a forza più di Lois Lane nell’ultimo Superman e un paio di inutili scazzottate tra piloti, oltre a troppe scene demenziali che dovrebbero alleggerire il tono neanche stessimo guardando un drammone cecoslovacco con sottotitoli in sanscrito sul dramma del popolo curdo (‘na serie de minchiate, lo so, ma è per rendere l’idea). E’ già un film del cavolo, che bisogno c’è dell’intermezzo demenziale? Già che ci siamo, caro The Space Cinema, mi sto GIA’ RILASSANDO, cosa cazzo significa la PAUSA RELAX? Chiamala PAUSA REFILL, è più onesto.

Pacific Rim lascia l’amaro in bocca perché è un’occasione inaspettatamente sprecata da un bravo regista e autore, caduto nell’equivoco che affligge il cinema dei blockbuster da troppi anni: usare eccessiva leggerezza nella scrittura e nella produzione del film credendo in tal modo di produrre leggerezza. Un film leggero (riuscito) non contiene leggerezze. Un concept stupido (che ne so, tipo quattro scienziati che si mettono a rincorrere fantasmi a New York?) non apre necessariamente la sceneggiatura a stupidaggini. Sono due cose ben distinte, ma ormai ce lo ricordiamo in pochi, e siamo tutti dallo stesso lato dello schermo, a sbadigliare anche stavolta, sperando sia l’ultima.

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