To The Wonder

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To The Wonder di Terrence Malick è la risposta a molte domande. Come The Tree of Life, in fondo: solo che le domande stavolta sono un po’ meno filosofiche, cose che possiamo utilizzare nella vita di tutti i giorni. Tipo:

Tra una russa francese disoccupata probabilmente bipolare con una figlia e un’americana un po’ lagnosetta ma indefessa lavoratrice, chi conviene sposare?

Risposta di Malick: Moglie e buoi (letteralmente) dei paesi tuoi.

Se hai il fisico di Olga Kurylenko ma ti metti le ballerine ai piedi, si ferma qualcuno se fai l’autostop?

Risposta di Malick: Solo Ben Affleck per gonfiarti di botte.

Come si fa a far recitare Ben Affleck senza rovinare il film?

Risposta di Malick: Lo inquadri sempre e solo da dietro o da lontano (fuori fuoco) e lo fai parlare (poco) solo in voiceover.

Che fine ha fatto Romina Mondello?

Risposta di Malick: Chi cazzo è Romina Mondello?

E questo è il punto: caro Malick, Romina Mondello è l’unica attrice (?) italiana che non è riuscita ad entrare in To Rome With Love di Woody Allen, che – per chi lo abbia rimosso – era impreziosito dalle performance di attori del calibro di Giuliano Gemma, Alessandra Mastronardi e Ornella Muti. E forse nessuno te l’ha detto, ma nella versione italiana del film, fa un effetto tipo che il proiezionista a un certo punto, s’è rotto le palle di Ben Affleck e ha messo Canale 5, dove però c’era Romina Mondello, e allora dopo due minuti ha girato di nuovo sul tuo film. Troppo tardi: un nuovo minimo è stato registrato alla voce “italiani nei film americani” e l’armosfera è compromessa irrimediabilmente. Come quando ti telefonano mentre ascolti il tuo disco preferito, come quando decidi che la fine del film la vedi domani, come quando cambi canale, vedi Romina Mondello e decidi che è ora di andare a dormire. Chissà se la Kurylenko fa lo stesso effetto nella versione francese del film. Ne dubito.

To The Wonder è una sorta di appendice “terrena” a The Tree of Life. Malick prosegue la sua indagine sulla natura umana, concentrandosi stavolta sulla percezione dell’amore, che muove e determina la gran parte delle nostre azioni. Che sia di natura terrena o divina, Malick lo ritrae  come una forza potentissima, capace di costruire e distruggere, la cui assenza è determinante quanto la sua presenza, se non di più. Non sarebbe niente di nuovo (e non lo è) ma l’indagine di Malick sposta con decisione il centro di gravità sulla necessità dell’uomo di percepire l’amore e di aprirsi a esso senza riserve, perchè esso esista davvero. Non si può essere amati se non si è disposti ad amare e non si può amare se non si è disposti a essere amati. La trama è del tutto secondaria. Ben Affleck, anaffettivo ispettore ambientale si barcamena tra l’amore tormentato francese (Olga Kurylenko) e quello normale americano (Rachel McAdams), rovinando l’uno e l’altro con uguale destrezza. Javier Bardem è un prete in profonda crisi, alla ricerca della presenza di Dio tra le miserie umane. Due mondi diversi, entrambi inariditi come le praterie di un Oklahoma avvelenato dalle scorie industriali, che fa da teatro alla storia ed è un’ulteriore “vittima” dell’assenza di amore e dello squilibrio tra le forze della vita (il rapporto simbiotico tra l’uomo e la Terra  riporta facilmente a The Tree of Life).

Il montaggio frammentato, la narrazione non lineare e la voce fuori campo sono retaggi efficacissimi nel riportare subito lo spettatore nel cinema di Malick, in cui le immagini, potentissime, non servono a raccontare ma per evocare. Non è la linearità degli eventi a generare l’empatia nello spettatore, ma la capacità di Malick di costruire i sentimenti in maniera autentica attraverso l’artificio del cinema, dando forma concreta ai ricordi e al modo di procedere della mente umana. A conti fatti, però, manca qualcosa. Sarà che alla fine della natura dell’amore se n’è parlato a sufficienza, sarà che in fondo non si può essere sorpresi due volte dallo stesso tipo di film, To The Wonder manca proprio di quella meraviglia che restava dentro dopo The Tree of Life ( certo, io ero meravigliato, anzi, esterrefatto, dalla Mondello, ma è un’altra cosa). Manca certamente un po’ di equilibrio tra le varie parti e forse i tagli al montaggio stavolta sono stati meno calibrati.
Qualcosa resta sospeso, qualcosa deve essermi sfuggito, per un attimo ho avuto la sensazione di capire, ma poi il proiezionista ha messo Canale 5 e s’è fatta ora di andare a dormire.

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