Oblivion

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“Iiiih…Ce vorebbe n’idea”

“E fattela veni’ te, sei te Mandrake, mica io”

(Febbre da Cavallo)

Joseph Kosinsky è uno talmente poco importante che Wikipedia , pur unendo le voci Life e Career,  non è riuscita a cavare più di un mezzo paragrafo. Kosinsky ha girato in vita sua due film: Tron Legacy e Oblivion,  per un budget complessivo di quasi 400 milioni di dollari. In 400 milioni di budget e due film, pure uno con mezzo paragrafo su Wikipedia potrebbe trovare un gruzzoletto per inserire un’idea. Non dico un’idea rivoluzionaria, nemmeno originale: un’idea, di quelle che poi dici: no, è una cattiva idea. Oppure che ti dicono, buona idea, ma l’ha già avuta Spielberg prima che tu nascessi. Invece no, niente.

Se Tron Legacy aveva – per l’appunto – un’eredità da rovinare e si inserisce nel trend dei pessimi recuperi di vecchie idee cinematografiche degli anni ottanta, che prima o poi grazie a Dio finirà,  Oblivion è farina del sacco di Kosinski. E’ quasi imbarazzante che – dal punto di vista visivo – ogni soluzione sia mutuata da qualche classico di fantascienza del passato, da 2001 Odissea nello Spazio in poi. Omaggi, citazioni, plagi: mettetela come volete, ma la sensazione di deja-vu accompagna la visione del film dall’inizio alla fine. Non che la cosa rechi particolare fastidio, anzi: ammirevole è il modo in cui tutti questi elementi sono stati sintetizzati e rielaborati scenograficamente. Il problema semmai, è che tale enciclopedico omaggio (voglio essere buono) si limita proprio al livello estetico, e solo la mancanza di un termine alternativo può far catalogare alla voce “fantascienza” un genere action/thriller più vicino all’essenza dei videogiochi che a quella dei romanzi di Asimov e Dick. La forma ha completamente sostituito la sostanza, nella fantascienza di Hollywood. E’ un problema per me, e forse pochi altri, quindi non mi dilungherò oltre (anche perchè temo di averlo fatto a sufficienza in passato).

Oblivion non ha alcun livello di lettura se non quello superficiale, la trama. Kosinski non ha un cazzo da dire, insomma, ma solo una bella storia da raccontare su un pianeta distrutto e abbandonato dopo un’invasione aliena e su un uomo (Tom Cruise, sempre molto bravo) tormentato da un sogno che scopre qualcosa di incredibile sul proprio passato.

La soluzione Kosinski al problema della mancanza di gravitas è allungare il brodo con qualche sequenza inutile (il bagno in piscina?) ed una musica pomposissima. Come mettere altre fette di pane, invece che altro prosciutto, per aumentare il peso del panino.

Nel complesso, però, Oblivion ha una sua intrinseca dignità estetica e la sceneggiatura tiene abbastanza bene, senza palesi incongruenze nè forzature:  è un film godibilissimo, con qualche lungaggine di troppo,  un finale meno scontato del previsto, qualche bel colpo di scena e una autoconsistenza che ormai va annoverata tra i pregi: l’assenza di ganci per eventuali sequel conferisce al film una compiutezza quasi commovente.

Solo, non chiamatela fantascienza.

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