Upside Down

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“Questa faccenda dell’amore è una cosa potentissima”

“Più della forza di gravità?”

“Beh sì, in un certo senso”

(La Spada Nella Roccia, 1963)

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Lo scenario è il seguente: lei è di Roma Nord, lui è di Roma Sud, quando si incontrano è come se fossero  tre metri sopra il cielo…Ah no, scusate, ho fatto confusione. Il pianeta di Sopra è ricco e cattivo e sfrutta quello di Sotto, abitato da poveracci. La nomenclatura è la prima delle cose che lasciano perplessi. Pianeta di Sopra e di Sotto rispetto a cosa?  Adam (pianeta di Sotto) si innamora di Eden (pianeta di Sopra), i due vengono separati, lei perde la memoria, lui perde la zia e dopo dieci anni lui la ritrova (lei, non la zia) ma lei non se lo ricorda perché soffre di amnesie (e anche perché è di Roma Nord e da quelle parti fanno così un po’ tutte). Della zia, nessuna notizia, perché anche lo sceneggiatore soffre di amnesie.  

Ciò che irrita, nei film come Upside Down, non è tanto la banalità della storia d’amore, che è solo l’ennesima variazione a lieto fine della storia di Romeo e Giulietta, e quella te l’aspetti anche: è una scelta di mercato. Anzi: maggiore è l’ostacolo (e in questo caso si parla di forza di gravità), più lieto sarà il finale. E’ l’esecuzione che sconcerta. E’ vero che lo spettatore medio non arriva a porsi problemi di logica, di fisica e di autoconsistenza della storia. Però registi, sceneggiatori e attori, un cazzo di dubbio se lo dovrebbero anche porre ogni tanto. Upside Down inizia in pompa magna, addirittura DURANTE i titoli di testa la voce fuori campo ci sta già enumerando le tre leggi FONDAMENTALI della fisica dei due pianeti gemelli: 1. Ogni corpo è sottoposto alla gravità del proprio pianeta 2. La spinta gravitazionale può essere annullata solo da un’uguale quantità di materia dell’altro pianeta 3. Il contatto tra le due materie genera combustione nel giro di un’ora. E questi sono i presupposti, che al contrario di altri film, sono enunciati esplicitamente, come a dire che non si scappa, anzi: su questi principi si baseranno gli snodi fondamentali della trama.”Quarto: Niente api viola e cose di fantasia”, aveva proposto Maga Magò, poi licenziata dal team di sceneggiatori per insanabili divergenze creative.

La legge suprema, maledizione, è che non devi infrangere le cazzo di regole che hai deciso tu e che mi sbatti in faccia che ancora non ho scaldato la poltrona e imbruttito a quello di fianco. E invece dopo cinque minuti cinque saltano fuori delle api viola che fanno miele volante alla faccia di tutte e tre le regole FONDAMENTALI e uno pensa: “ahia”.  

Upside Down ha il merito di riuscire ad infastidire qualunque tipo di spettatore. In ordine crescente di livello di ragionamento: quello con il deficit di attenzione (75% dei paganti) sarà confuso dagli oggetti che passano da una gravità all’altra e dal continuo cambio di prospettiva. Quello attento al film, ma non scientificamente preparato (20 %) si chiederà, ad esempio, come mai il principio FONDAMENTALE della combustione valga per i contrappesi che Adam si nasconde addosso per invertire la gravità ma non, ad esempio, per il panino che mangia o la camicia che indossa (e con la quale nasconde proprio quei contrappesi che prendono fuoco), sempre composti da materia dell’altro mondo.

 Infine, lo spettatore attento e dotato di acume scientifico (4,99%) passerà buona parte del tempo a chiedersi come facciano due pianeti che ruotano attorno ad un unico sole ad avere giorno e notte coerenti l’uno con l’altro, ad essere incollati tra loro da una torre che non si capisce di che materiale sia costruita (dovrebbe prendere fuoco al centro, o no?? … o almeno spaccarsi in due), ad essere sempre uno sull’altro in qualunque punto, cosa che contravviene non la fisica, ma la geometria più elementare. Per non parlare del protagonista, che per ritrovare la sua bella che abita nel mondo di sopra, si carica dell’equivalente del suo peso in materia opposta per annullare la gravità e passare dall’altra parte. Cioè passa metà del film con il sangue alla testa e carico del doppio del suo peso, ma ciò non gli impedisce di correre e saltare come se nulla fosse (ma qui si potrebbe obiettare che magari la biologia è differente). Resta uno 0,01 % di economisti cinefili che si chiederà per tutto il film come si regga un sistema economico in cui il Pianeta di Sopra vende l’energia al Pianeta di Sotto il quale però  non può pagarla perché troppo cara e allora ruba la materia del pianeta di sopra per usarla come combustibile. Mah.

Qualunque sia la categoria di spettatore alla quale appartenete, sarete infastiditi da dettagli microscopici e macroscopici, che vi daranno una continua e latente sensazione  che c’è qualcosa che non torna, oltre ad una trama convoluta e assurda in cui ci sono troppi personaggi e poche emozioni.

Upside Down è una variazione sul classico tema dell’amore ostacolato dalla differenza di classe che vince sull’inerzia sociale e cambia le regole.  Jim Sturgess fa quel che può per portare a casa la pagnotta, e se la cava. Kristen Dunst conferma di essere una cagna e un notevole cesso, e in Upside Down scopre anche delle caviglie da lottatore di Sumo che te le raccomando. Un finale ridicolo è la goccia che fa traboccare un vaso già stracolmo di assurdità e superficialità. Altri film, recentemente, hanno utilizzato scenari fantascientifici interessanti senza esplorarli a dovere (Looper, In Time, I Guardiani del Tempo) ma Upside Down li batte tristemente  tutti, con il suo miele volante, il suo Ponte Milvio interplanetario e la sua zia desaparecida.

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