Vita di Pi

Life_of_Pi_2012_Poster

In effetti, me lo potevo aspettare. Vita di Pi racconta una storia che ti fa credere, se non proprio in Dio, almeno che nella vita (quasi) tutto ha un senso. E se allora io incontro per due giorni di seguito Pino Insegno, la mia nemesi cinematografica, vuol dire che NON devo andare al cinema, almeno per un po’. Pino Insegno è il modo elegante che la vita sceglie per darmi un consiglio. Che io ignoro. E mi ritrovo quindi in sala, a vedere un grande film, inaspettatamente profondo e visivamente imponente come pochi altri recentemente, in mezzo ad un branco di subnormali che si sganascia dalle risate nei momenti più drammatici e poetici del film, incapaci di cogliere un concetto non esposto in maniera prosaica e diretta, di elaborare una scena fatta non solo di avvenimenti, ma anche di silenzi, significati, simboli, di vedere oltre l’apparente ridicolo di una situazione il senso stesso di tutta una storia. Non è questione di essere cinefili, acculturati o esperti: basterebbe essere umani, nel senso migliore del termine. Il branco della sala, invece, campione non proprio insignificante del paese, risponde ammaestrato come una scimmia agli stimoli che riconosce, o che crede di riconoscere. Le alternative concepite sono poche: la risata, la tensione, la noia. Nei momenti morti, facebook  (a proposito, l’inventore degli smartphone non dev’essere un gran patito di cinema). Rapito nelle sequenze più movimentate, il branco si perde in chiacchiere non appena il livello sale sopra lo zero cinematografico ed invita al pensiero, alla riflessione, alla semplice sinapsi. E’ solo il 2 gennaio, ma io già so che vi odierò tutti, per tutto l’anno e per tutta la vita. Vita di Pi di Ang Lee racconta di un naufragio, di una ricerca interiore e di un viaggio impossibile. Se ve lo racconta uno di quelli che erano in sala con me, probabilmente sentirete parlare di un negro che attraversa il mare con una tigre e la addomestica per non farsi sbranare, però hanno sbagliato  perché lo sai già da prima che tanto si salva perché si vede lui da vecchio all’inizio.

Intervallo (eh già, purtroppo, ero all’UCI) : il branco di subnormali si eccita scoprendo l’effetto delle lenti polarizzate degli occhiali 3D sullo schermo a cristalli liquidi dello smartphone. L’evoluzione sta facendo passi da gigante, all’indietro, e io ne sono testimone. 

Quando l’ultima scena ribalta il film, completando la storia di Pi e dando un ulteriore senso a tutta la vicenda, ci resta un dubbio (enorme) su quanto abbiamo visto, ma il punto è proprio quello: scegliere in cosa credere e dare un senso alla propria vita. Va da sé che la subnormale dietro di me si rivolga invece immediatamente al suo compagno (altro lobotomizzato da competizione) per sciogliere il dubbio prima ancora di poterci pensare da sola. Va altrettanto da sé che il lobotomizzato, dovendo assolvere al suo compito di maschio e dominatore della coppia, abbia già pronta la risposta. Gli imbecilli vivono meglio, perché vivono nelle certezze assolute. Beati loro. Una volta, il mio coinquilino ed io abbiamo ipotizzato che gli imbecilli siano più prossimi al Nirvana, già reincarnati diverse volte e ora meritevoli di vivere un’esistenza scevra da dubbi e pensieri angoscianti. Può essere, no?

Una cosa è certa: Vita di Pi è un film bellissimo, incantevole visivamente (anche se il 3D tutto sommato non serve) e intenso. E’ una favola moderna, cruda e irreale, raccontata in modo perfetto, sfruttando ogni mezzo che il cinema può offrire oggi. Non so quanto del libro  si sia perso per strada nell’adattamento, ma al film non si può criticare molto. Ang Lee dimostra tutto il suo talento registico costruendo una cornice accattivante e spettacolare per un racconto sull’esistenza di Dio altrimenti difficilmente digeribile. Il 3D non aggiunge e non toglie granchè, ma la sensazione è che abbia condizionato in positivo le scelte di impostazione delle inquadrature e molte delle scene più spettacolari…va bene anche così, non siamo certo ai livelli di Hugo, anche se un po’ ci speravo, ma almeno l’uso della stereoscopia è servita a qualcosa . Per soli due giorni, non entra in competizione nei migliori del 2012 (per me), ma evidentemente è quanto di meglio ci sia in sala attualmente, anche se hanno sbagliato perché si sa dall’inizio che lui si salva.

  

Annunci