Lawless

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“Nessuno lascia questo mondo da vivo”

Gli Americani non hanno ancora deciso quale posizione ufficiale prendere nei confronti della Grande Depressione, ma nel frattempo ne cantano eroi ed antieroi decostruendo la realtà un po’ come hanno fatto con il Far West, che adesso se vai nel Gran Canyon, trovi le foto di John Wayne accanto a quelle dei personaggi storici. E’ la condanna di avere una storia relativamente breve: gira e rigira le cose da raccontare sono quelle. Far West, Vietnam, Grande Depressione. Noi, più fortunati, possiamo attingere a millenni di storie di santi, martiri, padri Pii e compagnia cantando. E non ce ne facciamo mancare nessuna.  

Lawless di John Hillcoat è l’ennesimo capitolo di un’interminabile mitologia cinematografica che da Nemico PubblicoGli Intoccabili ci ha raccontato come l’America è diventata adulta (e secondo loro, grande). C’è bisogno forse ora più che mai di ritrovare un’identità nazionale, scavare nel passato per rintracciare le cause dei mali attuali – ma anche i valori a cui aggrapparsi: e allora vai con i biopic, con le celebrazioni…gli USA ci provano con Tom Hardy, Shia Leboeuf e la sceneggiatura di Nick Cave, sui Rai Uno c’è Santa Barbara, protagonista Vanessa Hessler. Per la serie: che Dio ce la mandi bona.

A me, che Santa Barbara non so chi sia e della Grande Depressione me ne frega il giusto, Lawless è piaciuto molto. Tom Hardy è uno dei migliori attori in circolazione e conferma quanto di buono visto in Warrior e La Talpa. Forest Bondurant è un montanaro del Virginia, che si cura dei suoi fratelli e dell’attività di famiglia (che faranno mai, nella Grande Depressione, nelle foreste della Virginia?), parla solo se strettamente necessario, altrimenti si limita a mugugni di approvazione o assenso. La bravura di Hardy – come in Warrior – è quella di far emergere, con uno sguardo, o l’accenno di un gesto, la sensibilità di un personaggio spaventoso e violento, apparentemente insensibile al punto da aver alimentato la leggenda di essere addirittura immortale. Sulle sue larghe spalle si poggia tutto il peso di  Lawless, ogni altro personaggio è definito rispetto a Forest, che funge da centro di gravità morale e narrativa per l’intera vicenda.

Shia Leboeuf , Gary Oldman e Jessica Chastain sono al top nei ruoli di secondo piano. In particolare l’amico dei Transformers conferma di essere in grado di dare spessore ad un ruolo non proprio semplicissimo (Jack Bondurant è l’unico personaggio che attraversa una vera maturazione, oltre ad essere il narratore del film). Nel ruolo del villain,  Guy Pearce , aiutato da un trucco fenomenale (si fa fatica a riconoscerlo) , è un cattivo da antologia, di quelli che appena lo vedi speri che muoia soffrendo tantissimo e l’unica consolazione durante il film, mentre si assiste alla serie dei suoi misfatti, è la ragionevole certezza che nessuna cattiva azione resta impunita, se hai la faccia da viscido e sei un poliziotto corrotto. Basta aspettare.  

Lawless inverte il canone de Gli Intoccabili: non si tratta di fuorilegge e contrabbandieri, ma dello spirito Americano (così, maiuscolo). Ciò che definisce i personaggi non è tanto la loro attività o l’estrazione sociale, quanto la fedeltà ai propri valori e l’attaccamento alla vita. I Bondurant, seppur fuorilegge, sono i più puri in un sistema completamente corrotto e per questo sono premiati oltre i loro meriti di cittadini. Non è questione di farne dei “buoni”, neppure contrapponendogli un villain veramente infame: uccidono senza pensarci troppo, infrangono la legge, vivono al di fuori delle regole. Non sono gangster solo perchè difettano della mentalità imprenditoriale e della necessaria malizia. Ma la capacità di rialzarsi e la fiducia nei propri mezzi, oltre ad un sano senso della famiglia ne fa degli archetipi (atipici, certo) del mito del sogno americano. E il bello è che è una storia vera.  

Nick Cave, oltre alla sceneggiatura (tratta da un romanzo di Matt Bondurant, nipote di Jack) cura una egregia colonna sonora (in cui spicca una cover country di White Light/White Heat dei Velvet Underground) che accompagna efficacemente un film che Hillcoat , regista dello splendido The Road, tiene su binari dritti, senza eccessi di lirismo e senza perdersi nelle sottotrame (forse la più debole è quella della relazione tra Jack e la figlia del pastore interpretata da Mia Wasikowska), dosando una violenza cruda ma mai gratuita. The Road era certamente di maggiore impatto emotivo, Lawless  è un film che poggia sulle intepretazioni di un grande cast e sulla solidità della narrazione.

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