Festival del Cinema di Roma 2012 – parte I

L’Auditorium è sempre lo stesso, l’organizzazione approssimativa pure, le sale sono quelle, non esattamente il meglio per vedersi un film.Se capiti in galleria, ascolti per tutto il film anche tutte le comunicazioni di servizio via walkie talkie degli addetti alla sicurezza. Ti fai un preciso programma incastrando gli orari e poi l’attrice di turno sbaglia il tacco e ci mette un quarto d’ora a presentarsi in sala, mandando a puttane i piani. E se lei azzecca il tacco, ci pensa il proiezionista. E se non sbaglia il proiezionista, ci pensa l’organizzazione, invertendo le proiezioni all’ultimo istante. Come sempre.  Hanno cambiato la sigla, ed è l’unico effetto reale della gestione Muller. Invece della carrellata di vecchi film italiani, c’è una nuda che tira con l’arco. Non male, ma poche tette. Protesterò.

Sono stanco. A metà settimana e con la metà dei film visti rispetto all’anno scorso, sono già esausto. Sarà che non ho potuto prendere ferie e quindi è tutta una corsa.

Di buono c’è che dopo otto film , ancora non ne posso bocciare nessuno completamente. O sto invecchiando io oppure la direzione di Muller ha fatto salire leggermente il livello medio (insieme al costo dei biglietti).

Breve riepilogo, in caso facciate un salto: promossi senza riserve MAIN DANS LA MAIN di Valerie Donzelli e MENTAL di P J Hogan , due commedie intelligenti e originali. Ho apprezzato parecchio anche SUSPENSION OF DISBELIEF di Mike Figgis , esperimento metacinematografico su toni noir, decisamente originale e a rischio: potrebbe non essere distribuito, conviene vederselo qui. ASPETTANDO IL MARE di Bakhtiar Khudojnazarov è maestoso quanto soporifero, formale e derivativo ma non da buttare.  Takashii Miike con LESSON OF THE EVIL ha svolto un onesto compitino, ma poteva fare meglio. La cosa migliore è stata ritrovarsi davanti, a fine film, l’attore che interpreta il serial killer e che per l’ora precedente ha imbracciato un fucile e sparato in faccia a decine di persone (nel film, non in sala). C’è voluto un (lungo) attimo per separare mentalmente attore e personaggio. 

Last AND least, i film italiani. CARLO! è un documentario agiografico su Carlo Verdone, incompleto e benevolo. Non se ne capisce lo scopo, ma è divertente (molto meglio Woody, in tal senso). Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi è il solito film inutile che dovrebbe raccontare una storia di integrazione difficile ai margini di Roma ma fallisce nella forma e nello stile, confondendo come spesso accade le dimensioni della storia con quelle del film. Non pessimo, solo inutile. LA SCOPERTA DELL’ALBA di Susanna Nicchiarelli merita un discorso a parte. Tratto da un mediocre racconto di Walter Veltroni, è un’occasione per vedere Margherita Buy in un ruolo finalmente non stereotipato ed un esempio di come un film possa essere molto migliore del materiale di partenza. Non è tutto buono, ma viste le premesse (film italiano + Veltroni + Margherita Buy) , tanto di cappello alla Nicchiarelli…

Sono talmente stanco che quasi mi fermerei qui (ho ammortizzato i costi dell’accredito), anche perchè devo scrivere tutte le recensioni e non ho il tempo, ma quest’anno ancora non ho mai preso i miei amati (carissimi) biscottini da tè al bar dell’Auditorium, quindi ci devo tornare. Non c’è Festival senza biscottini.

 

…to be continued

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