007 Skyfall

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Il mio nome è Bond. James Bond
Cognome?
Bond!
ah, Bondjamesbond Bond
no: James, James Bond
Cognome?
Bond!
James James Bond Bond, due James e due Bond…
(Latte e i suoi Derivati, Il Ballo dell’estate)

L’annuncio del settimo episodio di Star Wars apre ad alcuni scenari inquietanti, il peggiore tra tutti, l’eventuale recasting di personaggi come Luke Skywalker o addirittura Han Solo. Impensabile (lo era anche per Spock…). Un problema che per James Bond non si è mai posto, e che spesso è stato anche il pretesto per un lifting generale del franchise, che per sua natura tende a invecchiare rapidamente. Cosí il Bond di Daniel Craig entra nel ventunesimo secolo portandosi dietro pregi e difetti delle serie cinematografiche recenti: arco narrativo del personaggio sviluppato in più film, coerenza narrativa tra gli episodi, generale sbiadimento delle caratteristiche tipiche del Bond classico in favore di un look complessivo più riconoscibile e commerciale ( Skyfall, come i due precedenti è certamente più simile a un Bourne qualunque che ad un vecchio Bond di Sean Connery).

Che piaccia o meno, questo è lo 007 che con Skyfall festeggia i cinquant’anni dalla prima uscita al cinema. Nelle sapienti ed insolite mani di Sam Mendes, il ventitreesimo film della saga dell’agente segreto di Sua Maestà prende l’insolita piega di una storia molto personale che riguarda M e Bond, impegnati più a salvarsi le chiappe che a salvare l’impero britannico. Il villain in questione infatti (un grandissimo Javier Bardem deturpato dal solito doppiaggio scandaloso) è un agente decaduto con propositi di vendetta, tremenda vendetta.
Non mancano le solite Bond Girl e le citazioni per i festeggiamenti (con il debutto nel canone “Craig” di due personaggi storici finora assenti). Mendes ci consegna infine un Bond che sa come vuole il suo Martini (in Casino Royale non gli interessava se fosse agitato o mescolato) e – forse – più maturo e definitivo.
Il film è attraversato da una tematica insolita, quella del confronto tra vecchio e nuovo, tra classico e moderno. Bond (come M) è presentato come un ingombrante retaggio di un’era passata, provato nella mente e nel fisico al punto che la sua abilità come agente segreto è messa più volte in discussione. Abbastanza paradossale: Mendes non rinuncia allo stile iperrealista (per essere un film di 007, si intende) delineato da Casino Royale e Quantum of Solace che fa arrabbiare i puristi fan di Connery, ma allo stesso tempo tenta di dare spessore al personaggio mettendolo tra i “reperti” di un’epoca diversa e facendolo maturare velocemente, proiettandolo forse verso un ritorno al passato (cinematografico) in termini di stile e atteggiamento. Si vedrà.

Skyfall non è un film perfetto, troppo lungo e slegato, con dialoghi a tratti goffi e ridondanti. È però un blockbuster di livello, con un grande cast, qualche sequenza spettacolare ed un finale a sorpresa (a meno che la Aspesi non abbia fatto come al solito). Alla fine di tutto il fracasso, però, resta ben poco, di certo non la voglia di rivederlo, sensazione che – per restare in tema di spie – mi hanno lasciato sia l’ultimo Mission Impossibile che La Talpa.

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