Prometheus

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Sono tentato di dare a Prometheus lo stesso trattamento riservato a Biancaneve e il Cacciatore. Sarà che a me i film dove Charlize Theron fa la cattiva mi urtano a prescindere. Però lo so che poi non mi si prende sul serio e non mi faranno mai lavorare a la Repubblica con Natalia Aspesi, e allora facciamo i seri. A tre condizioni:

1. che non mi si venga a dire che questa è fantascienza. Al massimo è un fantasy, ma più probabilmente solo l’ennesimo blockbuster raschia-franchise. Comunque NON fantascienza (e non lo è neanche Alien). Non è che basta un’astronave e hai fatto la fantascienza.

2. Che il Gladiatore è un film irritante con un protagonista irritante che meno male che muore alla fine con un regista che saranno trent’anni che non ne imbrocca una.

3. Che se mi spieghi per filo e per segno una cosa che era lasciata in sospeso in un film del 1979 e avvenuta prima degli eventi di quel film, stiamo parlando di PREQUEL non di “film-che-esplora-l’universo-di-Alien-ma-ha-la-propria-mitologia”. Cazzo, prequel.

Siamo d’accordo su questi tre concetti fondamentali? Perfetto.
Prometheus ha l’arduo compito di rilanciare l’universo di Alien dopo Winona Ryder e Raul Bova, non potendo nemmeno contare su Sigourney Weaver perchè PROMETHEUS E’ UN PREQUEL (l’ho già detto?). Il grosso guaio a Chinatown, oggi, è che per raschiare i franchise degli anni ottanta stanno assumendo una generazione di scrittori/registi/produttori che sono cresciuti con Star Wars, Alien e Blade Runner. Damon Lindelof  (sceneggiatore) è un nerd che ha scritto Lost e come J.J. Abrams, deve ancora esaurire il suo credito, che spende rilanciando franchise. Il grosso guaio a NerdTown è che i nerd non fanno distinzione tra l’oggetto della loro adorazione (il film, ad esempio) e tutto quello che ne sfrutta il nome: dal merchandising alle filmografie complete degli attori secondari, tutto fa nerd.

Per fare un esempio: se uno è nerd, che ne so, di Lucio Battisti, non gli basta conoscere a memoria le canzoni, DEVE sapere anche con quali strumenti sono state suonate ed almeno cinque aneddoti per ciascuna sessione di registrazione.

Ecco, Prometheus è la versione nerd di Alien, che è il film da nerd meno nerd di tutti, perchè il mostro non te lo fa mai vedere, giocando sulla tensione. Per un nerd, ciò è intollerabile.  Allora Prometheus ci spiega tutto Alien -anche se si incasina con la biologia – mettendoci più tempo di quanto dura lo stesso Alien e cade in tutti i tipici luoghi comuni dei film di oggi, con i personaggi che sottolineano l’ovvio a voce alta parlando da soli, con la citazione esasperata dal materiale di partenza, con la rielaborazione in grande scala (fisica, temporale, scenografica, tutto tranne che narrativa) di concetti non necessari al cinema, ma solo ai nerd che poi si consumeranno le dita a dibattere nei forum se è meglio il culo di Sigourney Weaver o quello di Noomi Rapace (Weaver tutta la vita) e se Prometheus è ambientato in un universo parallelo a quello di Alien contro Predator

E’ come se un prequel di Star Wars seguisse passo passo la distruzione politica della Repubblica ad opera di senatori imbecilli e cavalieri Jedi presuntuosi seduti comodi in un bel palazzo con vista sulla skyline anzichè dentro paludi e deserti. Bella palla sarebbe, no? Ecco.

Ciò detto, Prometheus ha un primo atto visivamente imponente, che serve anche a dare l’idea di quanto la razza umana conti nell’universo (vi spoilero: assolutamente un cazzo), e racconta di una missione scientifica talmente scientifica che riesce a trovare al primo colpo il sistema di pianeti che cercava basando la ricerca su presunte costellazioni trovate su pitture rupestri. Ora: la costellazione è una mappa bidimensionale di stelle che in realtà, nello spazio tridimensionale, non sono affatto allineate tra loro, giusto? E i nostri sapienti esploratori sono riusciti in meno di due anni a scansionare tutta la galassia, riconoscendo chissà come un disegno bidimensionale in un sistema di pianeti distante due anni di astronave  dalla Terra. Questa non è fantascienza, questo è fantaculo.

Ma si era detto di essere seri, (ma io lo so che a voi il Gladiatore è piaciuto tanto e quindi avete fatto finta di essere d’accordo prima).

L’indagine dei nostri esploratori, dunque, conduce l’astronave Prometheus su un remoto pianeta, dove saranno fatte eccezionali scoperte dalle tragiche conseguenze, la prima delle quali un mal di testa della madonna se lo vedete in 3D al cinema Savoy di Roma.

Ridley Scott ce la mette tutta per fare un film maestoso, ma si dimentica di dargli un senso. La fantascienza dovrebbe porre delle domande, mentre Prometheus ipotizza delle risposte a casaccio che servono solo a mettere in piedi un bello spettacolo. E’ vero che uno dei temi centrali del film sono le conseguenze della hubris umana (il titolo non è certo casuale) – ma la sensazione è che si riprendano le stesse tematiche suggerite da Alien senza però approfondirle o dar loro nuovi spunti. Peggio ancora si ottiene con la forzatissima questione del rapporto tra fede cristiana e scienza (guardate il film e scoprite cosa succede ad avere rapporti prematrimoniali!), che non porta assolutamente a niente nell’evoluzione del personaggio di Noomi Rapace. La figura dell’androide David (Micheal Fassbender, che dove lo metti sta) , che più che altrove rappresenta un ulteriore anello della catena della creazione, viene sminuita con dialoghi ripetitivi e poco stimolanti (finiscono tutti con: “che ne capisci tu, robot di sta ceppa”, parafrasando), nonostante la sua evoluzione personale sia l’elemento più interessante del film. A parte il fatto che è un misto tra Wall-E, C-3P0 e Data di Star Trek.

Le azioni e le motivazioni dei personaggi sono spesso poco chiare, il finale ovviamente apre a nuovi capitoli, gli effetti sono speciali e gli attori sono discreti. Avrei voluto vedere un film d’autore, non l’ennesima fotocopia, in bene ed in male, di qualunque film ad alto budget recente. Avrei voluto un film di Ridley Scott, quello di Alien, non quello de Le Crociate, magari imperfetto, ma con difetti riconducibili a Scott, non al cinema americano mainstream. Almeno Nolan ha dei difetti originali, tanto per dirne una.

 Gli ultimi venti secondi di film sono la metafora del cinema degli ultimi dieci anni. Vedere per credere.

POST SCRIPTUM SPOILER: scusate, ma già ci prendono tutti per il culo, proprio INGEGNERI dovevano chiamarli, quelli? E’ perchè sono tutti pelati?

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