BRAVE

La storia del coraggio necessario a rompere le tradizioni ed affermare la propria visione in un mondo retrogrado e conservatore potrebbe essere quella della stessa Pixar, se non fosse che arrivati al tredicesimo lungometraggio lo studio responsabile di capolavori come Wall-E e UP quel coraggio sembra averlo definitivamente smarrito e lo dimostra con un film intitolato, ironicamente, “BRAVE”, maiuscolo.
Predicare bene e (meta)razzolare male, la contraddizione è dolorosamente evidente: mai come in BRAVE la Pixar ricicla idee altrui, ricalca stancamente scene di altri film con la svogliatezza del primo della classe che sa di non poter scendere sotto la sufficienza neanche volendo (per la cronaca io ci ho visto: La Sirenetta, La Spada nella Roccia, Koda Fratello Orso, La Bella e La Bestia, Robin Hood e Dragon Trainer), si affida alla consolidata formula Disney “principessa+canzoni strappacogl…sorrylacrime+ fabula docet” invece di sorprenderci ancora, scegliendo persino un character design per la prima volta poco in sintonia con la storia ed un umorismo slapstick poco ispirato e ben lontano da quello intelligente e sofisticato a cui eravamo abituati.

Dopo Cars 2, che era l’equivalente dei minifumetti che mettevano nei Masters per presentare i nuovi giocattoli negli anni Ottanta, mi aspettavo (no, esigevo) un ritorno al cinema di serie A, mentre a più riprese BRAVE sembra solo il contentino per le bambine che quest’anno a Natale si dovranno sorbire Ralph Spaccatutto (è la volta buona che il film Disney riesce meglio di quello Pixar), invece dell’ennesima principessa da cercare poi tra gli scaffali del Disney Store. Non a caso Merida, protagonista di BRAVE, sembra fastidiosamente una bambola di pezza: almeno il merchandising assomiglierà realmente al personaggio del film. Tutti gli altri personaggi, sono presi da Dragon Trainer e rivestiti col kilt (vedi immagine sotto). UP è lontanissimo, ormai.

Per BRAVE la Pixar ha riscritto per la prima volta il proprio software per l’animazione – perfetto per animare giocattoli e robot, meno per gli umani. Ancora una volta, infatti, l’impianto visivo è stupefacente, i colori delle highlands scozzesi sono struggenti, e i capelli di Merida formano con essi uno spettacolare contrasto. La regia indugia su meravigliosi campi lunghi e propone sofisticati movimenti di macchina, ma la Parigi umida di Ratatouille sembrava viva, perchè un piccolo ratto di fogna con la passione per la cucina era in grado di commuoverci e coinvolgerci molto di più dell’ennesima principessa coraggiosa di cui è piena storia dell’animazione.
BRAVE non è un brutto film, tutt’altro: solo non sembra affatto un film Pixar. E questo è imperdonabile. Manca tutto ciò che ha trasformato istantaneamente in classici film come Toy Story e UP: una scena, una sequenza, una trovata che ci costringa a far appello a tutte le nostre forze per non cominciare ad applaudire a scena aperta nel buio di un multisala, che costruisca un nuovo angolo della nostra immaginazione. Ma anche un soggetto che non sembrava possibile trasformare in un film, figurarsi un capolavoro. I trailer di Wall-E, da soli, valgono più di tutto BRAVE, in tal senso, così come il corto “La Luna”, in testa al film, che vale da solo il prezzo del biglietto e, pur essendo stilisticamente lontano dai classici corti Pixar, si rivela un piccolo gioiello, poetico e originale (tra l’altro, affrontando più o meno la stessa tematica di BRAVE sull’emancipazione dalle tradizioni …) .

BRAVE insegnerà certamente alle bambine a non disobbedire, a cercare un dialogo con i genitori invece di fare di testa propria e basta, forse persino a certe madri ingombranti a dare ascolto ai desideri dei propri figli. E’ l’ennesima a dimostrazione che la Pixar sa fare qualsiasi cosa, anche la tipica fiaba Disney, meglio dell’originale. A me, però, che sono stato con Wall-E nello spazio, con Sulley a saltare tra le porte nella fabbrica dei mostri e con Carl Fredricksen in una casa appesa a dei palloncini, non ha detto proprio niente. Almeno mi sono risparmiato il terribile doppiaggio italiano e le canzoni di Noemi, e gustato lo splendido scottish della versione originale. Accontentiamoci.

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