The Amazing Spider-Man (2D)

The Untold Story Begins

Poco meno di un mese fa ho visto un trailer contenente spettacolari sequenze in soggettiva di Spider-Man che volteggia tra i grattacieli, e una scena intrigante in cui Lizard sfida Peter Parker a scoprire la verità sulla morte dei genitori. Giuro, la cosa più spettacolare mai vista in un cinema (era un IMAX 3D).

Ieri ho visto un film in cui l’ammontare delle scene in soggettiva era più corto della sola sequenza contenuta nel trailer, e in cui tutta la sottotrama dei genitori di Peter viene lasciata aperta e presenta diversi punti contraddittori (prima sembrano scomparsi, poi morti tragicamente, poi non si capisce), e Lizard non sfida mai Peter Parker a scoprire un bel niente, anzi, casomai cerca di proteggerlo. E irrisolta resta la caccia al ladro che uccide zio Ben, e irrisolta mi sembra anche la lezione su potere e responsabilità, che non è che Peter la afferri proprio bene. E che fine fa il capo di Connors dopo l’attacco al ponte? Nel trailer lo si vedeva in una scena poi tagliata chissà perchè ambientata nelle fogne, probabilmente risolutiva…a proposito, ma perchè uno deve trasportare il proprio laboratorio nelle fogne di New York? E come alimenta i pc? Fa correre i ratti nelle dinamo? E perchè non ti porti tutto a casa? non stai più comodo? E se ti hanno licenziato, come fai il giorno dopo a rientrare al lavoro? o nessuno disabilita i badge in America?

The Untold Story. Talmente Untold che proprio non ce l’hanno raccontata…bah….

The Amazing Oddio-amo-fatto-ncasino-rimontiamolo-tutto-allacazzodicane-che domani esce-Man è uno strano film. Nel complesso, è chiaramente il primo  di una storia in tre atti, ma se il film non è autoconsistente, il giochino non funziona:  o ogni capitolo di una trilogia ha un senso anche da solo o mi fai pagare un terzo del biglietto. Praticamente ieri sembrava di essersene andati all’intervallo. Un intervallo che durerà due anni.

Nonostante ciò, il film funziona benissimo per tutte le scene senza CGI, dove la profondità non è demandata alla stereoscopia ma al mestiere di Marc Webb, il cui 500 giorni insieme tanto ci era piaciuto. Le scene tra Peter e Gwen, la scena del bambino in pericolo, il cameo di Stan Lee, la geniale trovata per demolire il tono epico della scena in cui si vede per la prima volta il costume definitivo (prima Peter andava in giro vestito da Johnny Palomba, chissà perchè) sono esempi della bravura di Marc Webb, certamente una scelta indovinata, considerando che le scene in CGI ormai sono simili in tutti i film e rispettano semplicemente i canoni estetici contemporanei, e che è proprio nelle scene di “approfondimento” che si dovrebbe notare lo scarto registico – e non sempre succede.

 Inevitabile il confronto con lo Spider-Man di Sam Raimi. Il film di Raimi (che all’epoca avevo adorato e che oggi faccio fatica a guardare oltre la prima mezz’ora) è figlio di un tempo diverso, anche se recente. Di mezzo ci sono stati la fine delle idee ad Hollywood, The Dark Knight e l’avvento del 3D.  Tra casting sbagliati (Kirsten Dunst tra un make up ridicolo e quanto è cagna distrugge il film), scelte poco felici (Goblin in armatura)  ed effetti dozzinali, mi sembra un film invecchiato molto male. Anche se mi viene in realtà il sospetto che tutti questi difetti palesi siano dovuti ad un tono vagamente parodistico che Raimi non ha saputo risparmiare ad un concept un po’ ingenuo, ma che ha saputo nascondere dietro un’opera comunque dignitosa ( certamente più autoconsistente ed esaustiva di Amazing).

L’elemento di forte discontinuità tra questo Amazing e la tradizione, sia cartacea che cinematografica, è nella figura di Peter Parker. L’interpretazione, come sempre ottima, di Andrew Garfield dà vita ad un Peter meno nerd e meno isolato di quanto sia sempre stato rappresentato. E’ solitario, ma non è un perdente, è timido, ma non patologicamente, è intelligente, ma non è un secchione, è sventato e sfrontato. La sua storia d’amore con Gwen Stacy (Emma Stone) inizia (e sarebbe andata avanti) anche senza l’intervento del ragno, che storicamente è l’elemento che accresce l’autostima di Peter e lo fa uscire dal guscio. I risvolti narrativi di questa nuova versione di Peter Parker, con un po’ di coraggio in fase di sceneggiatura, potrebbero essere interessanti, ma non c’è da sperarci troppo.

L’ho visto in 2D, alla fine non è male. Lo vedrò in 3D IMAX, speriamo migliori.

 Nota a margine: i fumetti Marvel sono prodotti della cultura americana degli anni sessanta. La maggior parte dell’origine dei poteri dei supereroi ha a che fare con improbabili incidenti radioattivi che invece di uccidere le persone che hanno il nome ed il cognome allitterati, conferiscono loro straordinari poteri. E’ anche il caso di Spider-Man. I tempi sono cambiati ed oggi è necessario inventarsi improbabili supercazzole che coinvolgono studi genetici ed animali modificati (cosa che comunque non giustifica né implica una commistione di DNA tramite morso) che poi bisogna necessariamente integrare nella trama, non senza dolorose forzature. Quanto sarebbe interessante ed originale, per una volta, ambientare uno di questi film negli anni sessanta, semplificare tutto con un bell’incidente radioattivo, e dedicarsi a raccontare una storia pop nel periodo storico che maggiormente gli appartiene, scevra da elementi pseudoscientifici non necessari …

Altra nota a margine: continua dalla saga di Raimi l’ostinazione a scegliere rosse naturali per fare le bionde e viceversa. Chissà perchè.

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