Detachment

 

Mi sono sempre piaciuti i film sulla scuola. Mi riportano alla mente una parte della mia vita, che ho vissuto da studente e da figlio di insegnante di una scuola di periferia, nonchè vecchi progetti di un futuro da Ministro della Pubblica Istruzione.
C’è una che conosco che fa la maestra elementare. Quando la frequentavo faceva un corso di computer già da qualche mese e si chiedeva ancora la differenza tra hardware e software. Poi ho visto un suo quaderno di appunti dell’università e il suo metodo di studio era ricopiare il libro parola per parola e poi passarci  sopra diversi strati di evidenziatore di colori diversi, fino a mandarlo a memoria. C’è un’altra che conosco che fal’insegnante alle elementari e l’ultima volta che le ho parlato mi ha confessato che se vede un arabo sul trenino Roma-Ostia, alla prima stazione scende ed aspetta il treno successivo, hai visto mai quello esploda. Si sa che il trenino Roma-Ostia è tra gli obiettivi primari di Al-Qaeda.
Per entrambe, manco a dirlo, la matematica è una stregoneria senza appigli nella mente umana.
C’è poi un’altra che conosco e che fa la maestra di asilo che qualche tempo fa ha mandato all’ospedale tre amici perchè ha fatto una torta con dosi massicce di marijuana senza dirglielo.
A occhio e croce, se facessi un figlio, potrebbe capitare in classe con una di loro (anzi, con una come loro, perchè con loro ci baderei io che non accada). Che se trovi una che pensa che la matematica sia una scienza esoterica (tipico se vai dalle suore, ad esempio), ti ritrovi poi a trent’anni con serie difficoltà nelle frazioni elementari. Problema mica da poco, se ti precludi una cultura scientifica per una demente che ha fatto la maestra perchè di meglio non sapeva cercare e ti ha trasmesso tutte le sue lacune culturali e metodologiche.

Detachment di Tony Kaye ha la struttura (ma solo quella) del film clichè sulla scuola dell’insegnante che arriva, trova una situazione difficile e salva tutti tranne uno (che di norma si suicida). A proposito, arriva un film con SCAMARCIO nel ruolo dell’insegnante che arriva ecc ecc. Aridatece Silvio Orlando, please. Solo che in Detachment non si celebra l’ennesimo insegnante cinematografico più letterario di ciò che insegna, bensì si pone l’accento su una questione fondamentale, ovvero se si possa essere buoni insegnanti e persone non risolte, e quanto sia delicato e complicato per un insegnante mantenere la sfera privata al di fuori di quella lavorativa, dover essere un punto di riferimento saldo per gli studenti e magari dover vivere senza averne (avuti) di propri.
Lo scenario avvilente della scuola pubblica americana è il teatro ideale per sottolineare la difficoltà insita nel ruolo del docente, ma è anche la metafora della lontananza dell’individuo dalle istituzioni che dovrebbero aiutarlo ed invece il più delle volte gli complicano maledettamente le cose. 

Il protagonista del film, Henry Barthes (Adrien Brody),  è un uomo segnato da traumi infantili che lo hanno reso emotivamente inerte. Il suo distacco emotivo dalle cose gli permette però di essere lucido ed efficace nel suo mestiere di educatore, nonostante i problemi relazionali (voglio dire, se Christina Hendricks te la vuole dare alla prima uscita, altro che detachment). Il dilemma che Il film pone decisamente ma in maniera intelligente è tutto qui: cosa serve, cosa si deve pagare, come si deve essere, quali sono i limiti che si possono superare. Chi porta i suoi problemi personali nel proprio lavoro lascia aperta una porta che consente un pericoloso travaso emotivo nei due sensi e rischia il collasso generale. Chi riesce ad essere distaccato può riuscire in una delle due cose, ma solo sacrificando l’altra. Le persone che mantengono un sano equilibrio sono in numero drammaticamente inferiore al necessario. Mica solo a scuola.

L’ambiguità di Henry lascia  allo spettatore più punti interrogativi che risposte, come ogni buon film deve fare, e non basta un finale vagamente conciliante a scacciare la sensazione di tristezza che incombe sin dalle prime scene e che un immenso Adrien Brody ci scaraventa addosso ad ogni inquadratura.

Detachment denuncia apertamente il sistema americano, ma per noi è soprattutto una riflessione sull’educazione, sulla maturità, sulla responsabilità e sulle volte che ti capita che Christina Hendricks te la vuole dare alla prima uscita.

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