7 days in Havana

Allora con Mary volevamo andare a Cuba, chè se muore Fidel diventa tipo Messico, dove si bevono la Coca Cola a colazione. Però e quello non ci vuole venire, e quell’altro non lo sa fino all’ultimo, e i lavori in casa, insomma a Cuba non si va più. Però nel frattempo Mary mi fa: voglio vedere questo film. E andiamo a vedere questo film.

Cavi elettrici scoperti, muri sgarrupati, negozietti di quart’ordine tipo bancarelle alla festa del santo patrono, una pubblicità della macelleria sopra la biglietteria, sala giochi senza giochi, distributore di bevande vuoto,  film che comincia tardi perchè quelli del cinema pensavano che durasse meno, uno che mangia i popcorn senza mani (scavando il contenitore tipo cane con la ciotola), cinque adolescenti idioti che hanno comprato solo quattro biglietti, sale maleodoranti di umanità periferica, parcheggio a pagamento gestito dalla malavita locale. Persino il McDonald è semideserto, e di venerdì sera. No, questo scenario da terzo mondo non è quello che si vede in 7 days in Havana, ma quello che si vede entrando a Cineland, decadente multisala del ridente litorale romano. Per carità, ognuno ha il cinema che si merita.

Insomma, in vacanza alla fine andremo al mare, ma da queste parti. A Cuba ci andremo l’anno prossimo, forse. Al Cineland però di sicuro non ci metto più piede.

Ah, cazzo,  il film! Qui.

 

Grazie a filmscoop.

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