Chronicle

Conosci Schopenauer?

Top five dei trend cinematografici americani dell’ultimo decennio (e relativa presenza in Chronicle):

  • “etichetta di film indie” (check)
  • “found footage” (check)
  • “superpoteri” (check)
  • “disaster movie” (check)
  • “vampiri” (miss)

Con uno score invidiabile di 4 su 5, Chronicle di Josh Trank supera di slancio Twilight, Sucker Punch, Cloverfield e Kick-Ass e si pone in testa alla classifica di film più paraculo del decennio, con buona pace di chi vuole spacciarlo per geniale variazione sul tema.
Adolescenti che acquisiscono grandi poteri ma non grandi responsabilità: con tre anni di ritardo rispetto a Misfits, ed altrettanti rispetto a Kick-Ass (che ribaltava il concetto), senza avere nè l’ironia del primo nè la viviacità del secondo, Chronicle è la storia dell’ennesimo adolescente americano vessato dai coetanei che alla fine perde la brocca e fa una strage. Con la differenza che invece del fucile, usa la telecinesi. Più comodo, non finiscono mai le pallottole.

Il fallimento dell’operazione è pressochè generale: non convince la trovata della camera a mano, che – oltre ad aver ampiamente stufato – incontra prestissimo difficoltà di gestione risolte solo con evidenti forzature narrative (i cambi di videocamera, la telecinesi per avere un operatore “esterno”). Non scatta mai l’empatia con i tre protagonisti, personaggi grezzi e banali: Andy, il disadattato futuro serial killer, indipendentemente dalla telecinesi, Steve, tipico futuro Presidente degli Stati Uniti (non a caso è di colore), perfetto, fortunato, bello, brillante e pure telecinetico e Matt, un idiota senza speranza che si riempie la bocca di citazioni filosofiche (involontariamente comico l’effetto americano medio + filosofia ). Dopo dieci minuti speri che finisca tutto in tragedia e, almeno in questo, il film non delude. Delude invece la trama, che non va da nessuna parte, perdendosi nelle troppe carte fatte uscire dal mazzo all’inizio: il disadattato, il bullismo, i problemi familiari, i superpoteri, la storia d’amore, il disastro annunciato, il finto documentario. Tutto già visto, tranne Seattle come scenario per un po’ di catastrofe urbana. Incredibilmente ingenuo (registicamente) e stucchevole poi il modo in cui Andy utilizza la videocamera assecondando il proprio umore, posizionandola sempre in modo da ottenere una ripresa “ad effetto” (tipo quando si inquadra dal soffitto perchè si sente solo e triste).

Certamente indirizzato ad un pubblico adolescente e culturalmente deficiente in cerca di immedesimazione semplice (con l’idiota, evidentemente), ma imperfetto, scontato e noioso: Chronicle è l’ennesimo film trascurabile di un’annata cinematografica che davvero non decolla, e riesce ad essere solo un potente campanello d’allarme per tutti i generi in cui tenta di incasellarsi (fantascienza, found footage, storie adolescenziali): se non siamo alla canna del gas, poco ci manca.  

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