The Avengers

Thor: “Loki is beyond reason, but he is of Asgard. And he is my brother.”
Vedova Nera: “He killed eighty people in two days.”
Thor: “…He’s adopted. “

Quando un redivivo Loki decide di vendicarsi dell’onta subita (vedi Thor) invadendo la Terra insieme agli alieni Chitauri (incazzosi per natura?), a Nick Fury non resta che assemblare la squadra che sta sognando di formare sin dai titoli di coda del primo Iron Man (vedi, appunto, Iron Man). Capitan America, Iron Man, la Vedova Nera, Occhio di Falco, Thor e Hulk dovranno trovare il modo di diventare una squadra per salvare il mondo ed arrivare sani e salvi al sequel…

Alla fine la montagna non ha partorito il topolino e The Avengers ci ripaga di tre anni di film al limite della sufficienza con uno spettacolo che setta un nuovo standard – in positivo – per l’universo Marvel. Certo, come fa notare anche Iron Man ad un certo punto del film, non senza una certa ironia, se ti metti contro Hulk, Thor, Capitan America e Iron Man contemporaneamente, per quanto tu possa essere un alieno dotato di poteri magici alla guida di un esercito di bacarozzi giganti tipo quelli che ho in casa io, le probabilità che ti prendano a calci nel culo sono parecchie. Devi solo scegliere tra una martellata in faccia e un cazzotto ai raggi gamma, insomma. Tutto questo per dire che il sagace piano di Loki (già battuto da Thor in solitaria, figuriamoci insieme a Hulk), ovvero invadere la Terra cominciando dall’unico luogo in cui sono presenti uomini con superpoteri, non mette mai tanta paura da pensare che non ce la si faccia, in un modo o nell’altro. E può Iron Man morire, seppur eroicamente, se la settimana prossima cominciano le riprese di Iron Man 3? Ecco. Il limite è certamente questo: la mancanza di una vera sospensione dell’incredulità che ci faccia, anche per un solo momento, pensare ad una sconfitta, un’ eroica caduta: praticamente tutto ciò su cui è incentrato il trailer di The Dark Knight Rises, che sarà il perfetto controcanto a questo The Avengers colorato e fracassone.  

Ci sono due cose che avrebbero reso The Avengers un film perfetto: lo spostamento nel prologo del ritrovamento di Cap tra i ghiacci (confusamente buttato in coda al film dell’anno scorso) e una colonna sonora di cui si ricordi, non dico tanto, almeno una nota (nonostante ci sia Alan Silvestri a comporre). E’ questo il grande divario tra i blockbuster di oggi e quelli di ieri, e non è cosa da poco, considerando il ruolo della musica nell’imprinting di un film. Persino Harry Potter  ha fatto meglio.

A parte i dettagli, funziona tutto alla perfezione, cosa non scontata visti i precedenti: funziona Iron Man come elemento destabilizzante ma centrale del team, funziona l’interazione tra i personaggi, funzionano persino Occhio di Falco e la Vedova Nera (anche se è quasi tenero vederla sparare agli alieni con pistole normali ed essere convinta di contribuire veramente alla battaglia…ciccia, stanno a fa’ tutto i maschi), il cui ruolo in una battaglia tra semidei e alieni non era certo scontato. Funzionano gli scontri tra supereroi, e ce ne sono parecchi: Thor contro Hulk, Vedova Nera contro Occhio di Falco, Cap contro Iron Man contro Thor, tutti perfettamente inseriti nella trama. Funziona, ed è questa la vera notizia, persino Hulk, che ci ha messo tre film e altrettanti attori a trovare una dimensione cinematografica degna di nota. Mark Ruffalo intepreta un Bruce Banner ambiguo al punto giusto, mentre ad Hulk sono affidate parecchie delle gag comiche del film, oltre a molte scene d’azione. Se Robert Downey Jr. conferma di essere nato per il ruolo di Tony Stark, sono proprio Mark Ruffalo e Tom Hiddleston (Loki) a rubare spesso la scena, con interpretazioni una spanna al di sopra della media, al contrario di Chris Hemsworth e Chris Evans, che confermano la sensazione di un casting non eccelso data nei rispettivi film e soffrono il confronto con personaggi meglio delineati  ed attori più in palla.  

S’è capito, a questo punto, che l’unica speranza di profondità in un cinecomic Marvel va ricercata nella stereoscopia, visto che di approfondimento psicologico dei personaggi o di motivazioni realmente credibili  non se ne vede neanche l’ombra: il merito di Joss Whedon, rispetto ai film che hanno portato a The Avengers, è però quello di non far sentire il peso di tanta leggerezza, di trovare un equilibrio narrativo assolutamente non scontato tra personaggi diversi tra loro e sfumati in maniera non omogenea dalle loro controparti cartacee, di divertire senza compromessi, di riuscire in certi momenti persino a sorprendere. Probabilmente, nonostante il gancio nei titoli di coda, ha giovato il fatto che The Avengers è un film con un vero finale, che libera i personaggi invece di costringerli in una direzione precisa. E’ la somma che fa il totale: stavolta, il crossover dà forza a personaggi che presi singolarmente non hanno funzionato del tutto, per un motivo o per un altro. Tutti i sequel sono già annunciati, ma tra Iron Man 3, Thor 2 e  Cap 2, l’unico veramente imperdibile sembra essere il prossimo che li vedrà di nuovo tutti insieme.

Insomma, promozione a pieni voti per Avengers ed assoluzione in extremis per i Marvel Studios, in attesa del rilancio di Spider-Man (il trailer fa ben sperare).

P.S. Considerando che Capitan America lo hanno appena ritrovato tra i ghiacci, Iron Man lo avevano scartato per problemi di ego, Thor arriva per caso e Hulk non era previsto in squadra, l’asso nella manica di Nick Fury era dunque una squadra composta da Scarlett Johansson armata di pistole d’ordinanza e Jeremy Renner versione Legolas (che Loki ipnotizza prima ancora dei titoli di testa, in un bell’omaggio all’origine villain del personaggio). Se Loki si faceva venire i cinque minuti un mese prima, era più conveniente mandargli contro i Puffi…

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