The Woman in Black

Who You Gonna Call? Harry Potter!

The Woman in Black l’ho visto a Parco Leonardo, UCI Cinemas. Dove ancora lo chiamano UGC, ma hanno spostato le casse e reintrodotto l’intervallo. Per arrivare a Parco Leonardo ho sbagliato strada tre volte, cosa mai successa, e forse c’era una mano superiore che guidava la mia e cercava di dirmi qualcosa. Tipo: sei sicuro? Sicuro sicuro? Sicuro sicuro sicuro? E io: sì, sì, sono sicuro. Ah, e dopo che la pizzeria che mi doveva portare le pizze alle 8, alle 8 e 40 le aveva ancora in forno, tacci loro (bastardi, ho buttato via il depliant). Insomma, nonostante il karma e nonostante la mia avversione per i cinema UCI, mi sono visto questo The Woman in Black, così: tanto per smentire la teoria che io ho paura degli horror. In breve, The Woman In Black racconta quello che sarebbe successo a Harry Potter se non avesse avuto per sette anni qualcuno che gli parava il culo. In meno di due ore di film. Meno in breve, The Woman In Black è una ghost story classica (dove per classica intendo che Maria Sole che ne ha viste ha sbadigliato tutto il tempo mentre io che non sono avvezzo lo guardavo a occhi semichiusi e denti serrati), in cui Harry Pott…sorry, Daniel Radcliffe  è un giovane vedovo che deve ancora elaborare il lutto e si trova alle prese con una casa stregata tipo quella di Pozzetto (me lo devo rivedere, quel film), di cui deve ordinare i documenti per avviare la procedura di vendita. Il lugubre paesino in cui si trova la casa sembra maledetto, a causa di una serie di tragiche morti di bambini, che gli indigeni –un po’ tutti sclerati, ma c’è da capirli – ritengono collegati al fantasma della donna in nero, mentre l’illuminato riccone del villaggio (benché vittima di un’analoga tragedia) ritiene che siano tutte quisquilie e pinzillacchere. In tutto questo marasma, Harry Potter si dimentica di aver invitato il figlioletto a passare con lui il weekend nel ridente villaggio maledetto ai bordi della palude che ospita la casa stregata il cui fantasma fa morire – pensa – i bambini. Invece di tornare di corsa a Londra o impedire che il bambino si precipiti in bocca al fantasma incazzato di una donna incazzata (che già fanno paura da vive…), che cosa fa Harry Potter non di nome ma di fatto? Si improvvisa prima acchiappafantasmi e poi esorcista. Sette anni di Hogwarts buttati nel cesso.

A parte gli scherzi, The Woman in Black è un film che gioca sui trucchi classici del montaggio sonoro e delle apparizioni improvvise di immagini spaventose, ma è volutamente costruito per essere una storia gotica classica, in linea con la sua ambientazione storica (fine ottocento). In questo, il lavoro tecnico è eccellente la trama semplice ma non banale, che riprende solo in parte quella del libro da cui il film è tratto, ma che lascia anche qualche buco di troppo. Purtroppo, personaggi appena abbozzati e un Daniel Radcliffe che mostra tutti i suoi limiti di attore (ma che in realtà non sconta affatto l’effetto Potter) indeboliscono un film che gode comunque di buoni momenti e ottimi attori nei ruoli secondari (Ciaran Hinds e Janet McTeer su tutti), nonchè di un finale inatteso.

Leggendo in rete, ho scoperto che The Woman in Black è una delle commedie di maggior successo del West End, a Londra. La trama della versione teatrale è di gran lunga la più originale tra tutte (libro, tv, cinema e teatro differiscono tutti nei dettagli, pur raccontando essenzialmente la stessa storia), varrebbe la pena farci un salto.

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