Quasi Amici

Sai dove si trova un tetraplegico? Dove lo hai lasciato

Variety ha bollato Quasi Amici come un film imbarazzante, per l’uso di stereotipi razziali e culturali che certamente in America si tende quantomeno a non esportare attraverso i film. Eh, ora che hanno il Presidente colored,  non sono più razzisti, loro. In Francia, Quasi Amici è divenuto il secondo incasso di sempre, dopo Giù al Nord, curiosamente altro film che gioca (?) su stereotipi culturali.  

In Italia, Quasi Amici è sulla bocca di tutti, campione di incassi: “bellissimo” è il meno  che si può tributargli, e con enfasi. Però, un ragazzo nero che riscatta la sua condizione sociale, un ricco tetraplegico che ritrova la gioia di vivere e la musica ricattatoria di Ludovico Einaudi (e che palle, co ‘ste Onde) sono un brodino appena tiepido, da mandare giù senza paura di dover masticare qualcosa. E infatti, si accendono le luci e tutti si sentono in dovere di esprimere il loro apprezzamento a voce alta, perchè se non ti commuovi per un nero che si riscatta aiutando un tetraplegico, beh, cazzo sei un mostro.

Ah, l’ho detto che il film SI ISPIRA AD UNA STORIA VERA? E che nel finale, come ultimo chiodo da  piantare nella bara della lucidità critica, ci fanno pure vedere la vera coppia disadattato/handicappato? Solo che il disadattato è algerino, invece che senegalese. Però si sa, al cinema bisogna forzare: un algerino, sul poster, risalta meno dello scurissimo Omar Sy, che con Francois Cluzet fa un bell’effetto di contrasto, tipo Ringo Boys.

Intendiamoci, Quasi Amici è un buon film, soprattutto è estremamente divertente, con i due protagonisti interpreti eccezionali, supportati da un buon cast. Innervosisce la volontà esplicita di buttarla sul patetico attraverso espedienti come la ridondante colonna sonora di Einaudi o l’insistenza sulla provenienza della storia, mentre è vero che, a mente fredda, le gag sul divario culturale sono abbastanza scontate (il bifolco che non comprende l’arte contemporanea e la lirica e cose del genere ) e si salvano solo grazie alla carica di Omar Sy.

La rinnovata vena comica del cinema francese non fa onore alla loro storia cinematografica (ma anche al loro presente) e fa leva su appoggi culturali talmente bassi da essere immediatamente esportabili. Invece di fare remake pedestri, dovremmo copiare il modello, ma vallo a dire alle menti geniali del nostro cinema: il remake americano è già in canna, a quando il nostro con il rumeno e il milanese?

Annunci