La Talpa

Film anacronistico, questo La Talpa (Tinker, Taylor, Soldier, Spy in originale): coproduzione anglo-francese con un cast incredibile, diretto da quel Tomas Alfredson che già aveva incantato con Let The Right One In. Al film sui giovani vampiri (quello svedese, l’originale, non quella cagata di Matt Reeves) La Talpa somiglia tantissimo nei toni e nei tempi volutamente lenti, nei silenzi con i quali Alfredson costruisce le tensioni emotive e narrative. E’ un lavoro delicato, al confine tra eleganza e noia, è una cifra che gli americani (vedi appunto il remake di Lasciami Entrare) non sono in grado di creare. D’altra parte le spie americane dei film hanno il volto di Angelina Jolie e Tom Cruise e tutto fanno fuorchè muoversi con discrezione (le parrucche di Jennifer Garner in Alias resteranno un mistero più grande dell’isola di Lost).

Le spie inglesi che escono dai romanzi di Le Carrè hanno invece i volti segnati di Tom Hardy (ennesima metamorfosi), Gary Oldman e Mark Strong – per citarne solo alcuni – , non si lanciano da palazzi o da auto in corsa e non affrontano terroristi megalomani con la fissazione del nucleare e la logorrea. Ci si muove per uffici, abitazioni modeste, scambi di documenti, paesi dell’est europeo: materia da romanzo, si vede, più che da film. Eppure tutto funziona, la trama regge, i personaggi sono affascinanti, ambigui, umani.  

Un thriller senza adrenalina, senza che se ne senta la mancanza, con un finale intenso e bellissimo sulle note di La Mer. Ideale in un double bill con Mission:Impossible. E’ tutto grande cinema, e chissà che anche La Talpa non dia origine ad una trilogia (i libri da cui trarla ci sarebbero). 

P.S. banale il titolo italiano, mentre quello inglese riprende una nota filastrocca (tinker tailor soldier sailor) ma stavolta la colpa non è dell’adattamento cinematografico: anche il libro (che è del 1974) si chiama così. Finirà sul mio Kindle. 

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