J. Edgar

Con ancora negli occhi Million Dollar Baby, Changeling e Gran Torino, noncuranti di Invictus e Hereafter, non abbiamo resistito alla tentazione di andare a vedere J.Edgar, l’ultimo polpettone di Clint Eastwood. Risparmio a chi mi legge l’ennesima tirata sul perchè i biopic mi stanno fondamentalmente tutti sulle palle (anche perchè ne ho già scritta una per My Week With Marylin, e quando uscirà quella, varrà anche per J.Edgar ).

Preceduto dal trailer di The Iron Lady (altro biopic con la Streep che fa l’imitazione della Tatcher), che me possino cieca’ se vado a vederlo, J.Edgar ripercorre la vita, la carriera, l’arme e gli amori di J.Edgar Hoover (interpretato dal solito ottimo Di Caprio), creatore ed indiscusso capo del FBI per quarant’anni. Insomma, a quanto pare il piccolo Edgar era un omosessuale represso succube di sua madre. E in due ore e venti di film, le uniche altre due cose che si evincono sono che il truccatore di Di Caprio e Armie Hammer è lo stesso de I Soliti Idioti (vedere reperto A) e che Di Caprio, se non sta attento, da vecchio sarà come Philip Seymour Hoffman (vedere reperto B).

reperto A

reperto B

J. Edgar è Il solito occhio indiscreto, preannunciato dal titolo che omette il cognome, sul lato oscuro di uno dei padri degli Stati Uniti moderni, figura controversa di cui i libri parlano già a sufficienza. Il tono drammatico di questi biopic e l’assurda pretesa di catturare l’essenza di una persona realmente esistita tramite l’invenzione di sana pianta di momenti privati della sua vita è un difetto strutturale che non viene compensato da Eastwood nè con ritmo nè con invenzioni narrative, anzi. Lento e stanco come il suo protagonista negli anni sessanta, il racconto procede trascinandosi per più di metà film, scegliendo sempre di mostrare i particolari privati e omettendo un punto di vista critico sulla figura di Hoover, che essendo la voce narrante, mistifica già di suo gli avvenimenti raccontati.

Se Eastwood voleva raccontare una storia su una coppia di anziani omosessuali repressi, poteva evitare di far riferimento ai vertici del FBI. Se voleva raccontare di Hoover, poteva risparmiarci il melodramma. D’altra parte, io potevo risparmiarmi i sei euro e cinquanta, cosa che non ho fatto ma che vi consiglio caldamente.

A proposito: il primo che mi dice che Meryl Streep è un mostro in The Iron Lady,  gli rompo i tergicristalli in un giorno di pioggia.

Annunci