Immaturi -Il Viaggio

“Donne Emancipate”

La tendenza dell’ultimo decennio o giù di lì è stata quella di pensare a film e fiction più o meno come allo stesso tipo di prodotto, in termini di marketing, produzione e pubblico di riferimento per ciascun genere. Mentre però in America sono le fiction ad aver alzato il livello qualitativo, prendendo spesso in prestito  attori e registi da Hollywood, in Italia, la patria del copiaincolla alla cazzodicane, abbiamo fatto l’inverso: abbiamo preso il piccolo mondo mediocre della televisione e lo abbiamo lanciato al cinema. Con ottimi risultati di critica e pubblico.

Immaturi è il tipico esempio di questo virtuoso travaso: Ambra, Luca e Paolo, Ricky Memphis, Maurizio Mattioli, Raoul Bova, Lucia Ocone: gente che il cinema lo vedeva solo pagando il biglietto, fino a qualche anno fa, oggi spopola dall’altra parte dello schermo. Il risultato è che si vedono al cinema le solite facce note nei soliti ruoli, si devono sopportare battute pronunciate così male e di fretta che il gesso sulla lavagna al confronto sembra Bach, anche se poi, a conti fatti, il film è innocuo e piacevole. E’ un po’ come il McDonald: ingredienti di pessima qualità, poca sostanza ma effetto psicologico che rende piacevole l’esperienza. Il cinema italiano che punta al grande incasso è l’equivalente del pop-corn movie americano. Solo che noi invece degli effetti speciali ci mettiamo le parolacce.

 Gli ottimi incassi del primo film hanno spinto la Medusa a produrre subito un sequel: se nel primo capitolo i protagonisti si ritrovavano per dare nuovamente l’esame di maturità, in questo secondo episodio decidono di partire per il viaggio estivo post-maturità. Come sempre, porsi troppe domande riguardo rapporti di causa ed effetto, logica e razionalità non ha molto senso, anche se è divertente. Il traghetto Italia (qualunque località)-Paros è sempre disponibile e la gente va e viene come se fosse Torvajanica, alla faccia della crisi, persone che fino a qualche mese prima non si vedevano da vent’anni ora decidono di punto in bianco di andare in vacanza insieme, nel giro di due mesi ognuno di questi otto personaggi affronta un decisivo percorso di maturazione, le donne o sono straniere e disponibili o sono italiane e stronze, pardon, Emancipate (cito il film), gli uomini sono alla fine dei bambinoni a cui si perdona sempre tutto, persino il tradimento.

 Battute scontate (ma divertenti), qualche parolaccia in romanesco che fa sempre ridere, situazioni poco credibili, tempo e spazio che sembrano non esistere al di fuori della cornice del film, e tono sempre e comunque consolatorio, oltre ad una regia non convincente (una scena col dolly verso il finale è ai limiti del ridicolo) :  il successo è assicurato, il pubblico di riferimento è quello che non vuole analisi, satira, spunti di pensiero, ma solo facile immedesimazione ed evasione.  Ecco, diciamo che la linea editoriale del gruppo cui fa riferimento Medusa è confermata anche al cinema e non vado oltre.

Comunque: rispetto al primo film, che si reggeva su un’assurda premessa narrativa e pagava dazio ai soliti luoghi comuni del balletto (sulla sigla di Godrake!) e del DJ che fa da voce fuori campo, Immaturi – il viaggio migliora decisamente il tiro, anche se perde un po’ di coralità (ironicamente, il personaggio di Ambra lo fa notare nel film): In pratica ci sono quattro storie separate che si sovrappongono, ma non c’è una vera interazione corale  e ogni cinque minuti il gruppo viene diviso per un motivo o per un altro.

La leggerezza (in senso deteriore) di questo film diventa quasi un pregio, perchè la poca sostanza della sceneggiatura ben si adatta alle qualità degli interpreti (oltre a quelli già citati, Anita Caprioli, Luisa Ranieri e Barabara Bobulova sono forse  le peggiori) ed il risultato è comunque più centrato rispetto a prodotti più ambiziosi e con pretese di critica sociale che comunque non lasciano il segno, ed in più annoiano a morte come L’Industriale, La Kryptonite nella Borsa, La Bellezza del Somaro, Figli delle stelle e Tutti al Mare, tanto per non fare nomi. Certo, siamo lontani anche da capolavori trash come Sapore di Mare, ma ogni generazione ha il trash che si merita.

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