The Artist

“…”

Il silenzio è un valore. Quando a Miss Italia le concorrenti elencano i loro improbabili valori, mai che una dica  “il silenzio”. La voterei. Nell’era dell’inquinamento acustico, The Artist è un curioso esperimento di metacinema: è un film muto e in bianco e nero che omaggia i classici degli anni venti con una storia che racconta proprio la transizione del cinema ai film parlati (i “talkies”) ed il dramma di una star dei film muti che viene improvvisamente messa da parte. La prima parte, infatti, è una fotocopia (in bianco e nero) di Singing in The Rain e Jean Dujardin fa del suo meglio per ricordarci Gene Kelly/Don Lockwood.  Nella seconda parte, il film invece ricorda maggiormente Viale del Tramonto o E’ nata una stella, se non altro per il tono cupo e melodrammatico, anch’esso omaggio al genere predominante degli anni Venti (predominante, anche se poi di quell’epoca si ricordano più cose come gli horror o i capolavori di Chaplin).

Nonostante il film racconti dell’unica vera rivoluzione tecnologica del cinema rinunciando proprio al mezzo che quella rivoluzione ha portato, l’intento non è quello di rievocare nostalgicamente il muto o di fare paragoni. Certamente le evoluzioni della tecnologia (dai tempi dell’invenzione della scrittura) si portano dietro cambiamenti culturali ed influenzano il contenuto del messaggio oltre che il mezzo di trasmissione. Non necessariamente in meglio. Non si tratta solo di aggiungere la parola o il colore (o il 3D, vale la stessa equazione), si tratta anche di ciò che agli altri elementi viene tolto e come si trova un nuovo equilibrio, come si protegge lo spirito del cinema dall’innovazione e soprattutto, dalla sua obsolescenza.

Il risultato è un esercizio divertente, fine a se stesso, stilisticamente impeccabile e ricercato (alcune composizioni delle inquadrature sono meravigliose, come quella delle scale dello studio), anche se non completo: in due sequenze il sonoro viene utilizzato, in maniera estremamente efficace, ma tradendo un po’ lo spirito dell’esperimento. The Artist è un omaggio ad un’epoca perduta, ma soprattutto al senso di meraviglia che il cinema dovrebbe sempre porsi come obiettivo e che oggi è sempre più difficile trovare in un film. L’esasperazione del gesto nei film muti è il simbolo della linea di confine tra realtà e spettacolo, che oggi viene inutilmente accentuata dalla CG dei blockbuster o rifiutata dai film sedicenti minimalisti che cercano di riprendere la realtà (perchè, poi, non l’ho ancora capito): The Artist ricrea la magia del cinema mettendolo a nudo, anche se non dà mai l’idea di essere davvero un film degli anni Venti (se non altro per la trama).  

La brillante prova dei due protagonisti (Jean Dujardin Berenice Bejo) e una colonna sonora che non fa rimpiangere l’assenza di dialogo rendono The Artist un film molto più accessibile di quanto si possa pensare, che ricorda come non sia necessario stordire sensorialmente lo spettatore per emozionarlo. Altro film da vedere rigorosamente al cinema, per godersi il bianco  e nero e, soprattutto, il silenzio.

 

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