Il Paese delle Spose Infelici / Il Cuore Grande delle Ragazze

 

 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 Il Cuore Grande delle Ragazze e Il Paese delle spose infelici sono rispettivamente il vecchio ed il nuovo del cinema italiano, entrambi presenti al Festival di Roma ed entrambi in uscita domani. Il primo (la recensione è qui) è il  nuovo film di Pupi Avati, che ritorna su temi, tempi e modi che gli sono tanto cari. Prendere o lasciare: un film leggero, un casting coraggioso (ma non sbagliato), una storia semplice e garbata raccontata in maniera semplice e garbata. Un film riuscito, per gli standard del vecchio Pupi, ben lontano dalla toppa clamorosa de Il figlio più piccolo e più simile a Gli Amici del Bar Margherita (che però è superiore).

Il Paese delle Spose Infelici è invece il nuovo che avanza, anche se farsi largo tra i Cotroneo e i Brizzi sarà difficile. Se Pippo Mezzapesa crescerà –le premesse sono incoraggianti – troverà un posto tra i veri, pochi autori italiani di oggi. Per crescere, però, dovrà svincolarsi dalla provincialità che affligge il cinema italiano. Ci parliamo e filmiamo addosso e se lo fa Avati, va bene, se lo fanno i giovani, meno. Interessantissimo sul piano della regia, Il Paese delle Spose Infelici è una storia di dolori della crescita vera e poetica, che si perde un po’ in fase di scrittura.

 Il problema (in generale) è sempre lo stesso: non si esce dalle storie piccole, dal binomio dramma/commedia, dall’appoggiarsi su attori di talento per dare forza al film. Un film che parla di ragazzi deve per forza affrontare situazioni disagiate familiari o scolastiche, oppure si arriva direttamente alle situazioni insopportabilmente borghesi di Moccia e i suoi mocciosi. Paradossalmente, raccontare una storia che non sia di denuncia oggi sembra più difficile, perchè si corre il rischio di essere tacciati di superficialità.  

 Non esiste in Italia un cinema fatto di scrittura o di regia (eccezion fatta per Sorrentino, Garrone ed, in parte, Muccino e Salvatores), ma solo di buone intenzioni e ritorni in porti sicuri: la famiglia, gli amici, la desolazione della provincia, lo stress della città, l’Italia che crolla a pezzi. Il talento visivo di Pippo Mezzapesa deve svincolarsi dall’italianità ed affrontare i rischi della fantasia. Solo così sarà il vero nuovo volto del cinema italiano. In bocca al lupo.

Si ringrazia filmscoop.it

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